Cassa integrazione, altri 5 miliardi nel decreto Ristoro

La ministra del lavoro Catalfo annuncia altre 18 settimane di cassa integrazione nel 2021 per le aziende in sofferenza. Ma anche la prosecuzione del blocco dei licenziamenti.

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La ministra del lavoro Catalfo annuncia altre 18 settimane di cassa integrazione nel 2021 per le aziende in sofferenza. Ma anche la prosecuzione del blocco dei licenziamenti.

Sta per arrivare il decreto Ristoro. Porterà in dote circa 5 miliardi di euro per nuova cassa integrazione da erogare alle aziende colpite dalle restrizioni del governo fino al 31 gennaio 2021. Ma forse andrà anche oltre.

Sono queste le prime anticipazioni annunciate dalla ministra al Lavoro Nunzia Catalfo che fa il punto della situazione all’indomani dell’ultimo DPCM che fissa nuove limitazioni di orario per le attività economiche della ristorazione, bar, sport, piscine e palestre. Nell’interesse della salute pubblica, le misure non possono che penalizzare alcuni settori che andranno quindi ristorati.

Nuova cassa integrazione col decreto ristoro

Il Governo sta quindi lavorando al rifinanziamento generale complessivo della cassa integrazione con altre 18 settimane. La misura dovrebbe essere inserita nel decreto Ristoro che sarà pronto nelle prossime ore o nelle prossime misure della legge di bilancio.

Ci saranno inoltre nel decreto Ristoro indennizzi per gli stagionali e per i lavoratori dello spettacolo oltre al rifinanziamento del reddito di emergenza (Rem) per una mensilità. Catalfo ha confermato per mercoledì l’incontro annunciato con le parti sociali e ha spiegato che il tema dei licenziamenti è sul tavolo.

“E’ una riflessione che stiamo facendo perché c’è un aumento del contagio e quindi alcune attività non stanno riaprendo. Stiamo agendo sia tutelando i lavoratori sia tutelando le imprese con vari interventi“, ha detto.

Cassa integrazione e licenziamenti

Più nel dettaglio, le misure di intervento sul settore lavoro si svolgeranno su due fronti. Da un lato con ulteriore cassa integrazione per 10 settimane, ma solo per quei settori produttivi che risulteranno danneggiati dal recente DPCM. Ma anche da quelle imprese che esauriranno le 18 settimane di Cig entro il 2020 e saranno ancora in difficoltà.

Le nuove 10 settimane consentiranno quindi di arrivare al 31 gennaio 2021. Con la manovra di bilancio poi si aggiungeranno almeno altre 8 settimane, per arrivare così complessivamente a 18.

Dall’altro lato, si agirà ancora sul divieto licenziamenti. Il blocco sarà esteso, ma non per tutte le aziende. Quelle che non richiederanno la cassa integrazione potranno riprendere a licenziare (ma anche ad assumere). Pertanto l’allungamento della cassa integrazione di emergenza sarà strettamente legato al blocco dei licenziamenti.

Aziende contrarie al blocco

Le imprese sono però contrarie a nuovi blocchi dei licenziamenti, perché frenano ristrutturazioni e nuove assunzioni. Sia Confindustria che Unimpresa si sono già espresse contro il divieto di licenziare e la misura, se sarà estesa, rischia di ingessare la produttività generale. Si profilano, inoltre, anche rilievi di incostituzionalità che potrebbero essere sollevati di fronte alla Corte Costituzionale.

I licenziamenti individuali non dovrebbero essere preclusi dalla cassa integrazione visto che hanno una motivazione che prescinde dagli ammortizzatori – ha detto Arturo Maresca, ordinario di diritto del Lavoro all’università la Sapienza di Roma.

È importante che si continuino a consentire le uscite di personale gestite con accordi aziendali e che le aziende possano licenziare e assumere liberamente senza vincoli da parte dello Stato.

Per chi non può accedere alla Cig

Chi non avrà possibilità di accedere alla cassa integrazione avrà comunque diritto a forme alternative di ristoro. Autonomi e partite iva con volume d’affari inferiore ai 5 milioni annui potranno accedere a un fondo perduto. In proposito la legge di bilancio accantonerà 4 miliardi di euro.

Interessati saranno gli operatori del turismo, albergo, commercio, sulla base del calo di fatturato registrato, ricalcando la procedura attualmente prevista dai precedenti provvedimenti del governo. Gli aiuti non saranno però a pioggia, rigorosamente controllati e valutati sulla scorta di dati attendibili.

Nel 2020 sono stati elargiti bonus a pioggia che sono finiti nelle tasche anche di lavoratori che effettivamente non hanno subito danni dalla crisi o non ne avevano diritto. Bisognerà evitare – dicono i sindacati – che l’inps non commetta lo stesso errore.

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