Cassa Integrazione: via ad altre 4 settimane, debito pubblico al galoppo

Approvato dal governo un decreto che consente alle aziende di richiedere subito altre 4 settimane di Cig. Debito pubblico senza freni e tasse che non scendono.

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Approvato dal governo un decreto che consente alle aziende di richiedere subito altre 4 settimane di Cig. Debito pubblico senza freni e tasse che non scendono.

Dopo la giungla dei bonus arriva la cassa integrazione ad libitum. Il governo Conte ha appena varato un altro decreto con cui si autorizzano le aziende a chiedere subito le ulteriori 4 settimane previste di Cig, senza attendere settembre.

Anziché agire sulla leva fiscale abbassando le tasse o rimandandole a tempi migliori, il governo continua imperterrito con la politica assistenziale a pioggia. Ma è solo con un’attenta defiscalizzazione – ribadiscono gli economisti – che si rilancia l’economia, come dimostrato dai Paesi che hanno abbassato le tasse dopo la crisi del 2008.

Il decreto di concessione Cig

Ma vediamo al decreto della Cig. Come riporta la stampa, si tratta di un provvedimento atteso dalle imprese, per le quali l’ammortizzatore è cruciale nell’emergenza. Il decreto che accelera i tempi della Cig dà una spinta ulteriore al nuovo aumento di deficit nei programmi del governo. Di fatto il provvedimento appena approvato dal governo non stanzia nuovi fondi, ma modifica il calendario e accorcia quindi la coperta tessuta con i decreti di marzo e maggio. Tuttavia la cassa integrazione inciderà sul deficit e le aziende sono intenzionate a usarla fino in fondo, visto che il governo glielo permette. Che poi questi soldi arriveranno dal bilancio Ue (programma Sure) non è ancora certo. Intanto, però, si spende e si spande e il debito pubblico galoppa. Anche perché bisognerà rifinanziare il fondo di garanzia per le Pmi perché le richieste di prestiti stanno aumentando in modo esponenziale, come indicato dal ministro dell’Economia Gualtieri. In coda poi ci sono Comuni e Regioni, che lamentano un fabbisogno aggiuntivo intorno ai 7 miliardi, c’è la scuola, la cui riapertura è appesa ai finanziamenti necessari per ripartire in sicurezza.

Altri 10 miliardi di debiti

In questo scenario, i conti andranno ritoccati già nelle prossime settimane, con uno scostamento che secondo le prime ipotesi potrebbe valere almeno 10 miliardi. Ma questa mossa non sarà l’unica. Perché l’Italia ha già avviato la pratica per ottenere i fondi del Sure, e al centro della scena resta il Mes nonostante le dichiarazioni attendiste ripetute ogni giorno dal premier per non mettere altro sale sulle ferite della maggioranza. E in entrambi i casi si tratterebbe di prestiti. Quindi di nuovo deficit. Il ricorso a entrambi i fondi farebbe lievitare la cifra iniziale sopra quota 50 miliardi, arrivando a sforare anche i 60 miliardi se Roma decidesse di utilizzare integralmente le risorse messe a disposizione dai due strumenti comunitari. Non tutto potrebbe andare in indebitamento, perché una quota potrebbe essere utilizzata per sostituire risorse “nazionali” già stanziate. Ma il grosso servirebbe in ogni caso per nuove spese. I numeri definitivi sono ancora da decidere, e soprattutto è da definire il calendario degli scostamenti che balla su un equilibrio delicato fra sostenibilità economica e politica.

Il decreto sblocca cantieri

Per l’anno prossimo, inoltre, c’è tutta una manovra da finanziare, e la prima rata del Recovery Fund al centro delle discussioni comunitarie non potrà dare che una mano molto parziale. Non solo. Accanto alle esigenze del bilancio ci sono quelle di un’economia che fin qui ha assorbito gli interventi emergenziali in modo decisamente più intenso di quanto ipotizzato nelle prime fasi della crisi. Nonostante i 75 miliardi di deficit aggiuntivo già messi in circolo fra marzo e maggio, l’agenda indica un decreto sblocca-opere al momento privo di finanziamento e un calendario fiscale atteso alla prova della ripresa dei versamenti.

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