Caso Charlie Gard: la decisione spetta ai genitori o ai giudici? Cosa accadrebbe se fosse trasferito in Usa o in Italia?

Sulla vicenda di Charlie Gard intervengono il Bambin Gesù di Roma e Donald Trump.

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Sulla vicenda di Charlie Gard intervengono il Bambin Gesù di Roma e Donald Trump.

Charlie Gard, il bambino di 10 mesi affetto da deplezione del DNA mitocondriale, una malattia di cui si conoscono 16 casi in tutto il mondo, dopo alcune complicazioni intervenute a marzo si è aggiunta alla patologia del piccolo anche una encefalopatia che, modificando il funzionamento del suo cervello, non gli ha permesso più di respirare autonomamente. Il piccolo è stato mantenuto in vita grazie a respiratori meccanici ospedalieri ed è entrato in una battaglia giudiziaria tra l’ospedale di Londra in cui è ricoverato e i suoi genitori.

L’ospedale, infatti, per offrire a Charlie una morte dignitosa ha chiesto ed ottenuto il consenso di staccare il respiratore che lo tiene in vita. I genitori del piccolo si sono rivolti prima all’Alta Corte, poi alla Corte di Appello e poi alla Corte Suprema, che si sono schierate sempre dalla parte dei medici. Connie e Chris, i genitori di Charlie, si sono infine rivolti alla Corte Europea dei Diritti Umani che, però, non è voluta intervenire sulla questione respingendo il ricorso lo scorso 26 giugno, data dalla quale i medici potranno staccare la spina delle macchine che tengono in vita Charlie, assicurando che quando questo avverrà sarà in accordo con i genitori del piccolo.

Speranza di una cura in Usa

Per Chris e Connie si era accesa una luce di speranza avendo scoperto che negli USA esiste una cura sperimentale ottenendo il permesso dall’istituto americano e dall’ospedale di Londra in cui il figlio è ricoverato di trasferire Charlie. Speranza spenta dall’aggravarsi delle condizioni del piccolo a marzo, dopo che la comunità inglese aveva raccolto per il trasferimento oltre un milione di sterline grazie ad 80mila donatori.

Sul caso di Charlie Gard si è espresso Papa Francesco che ha dichiarato che la vita va difesa soprattutto quando è ferita. Il Santo Padre segue “con affetto e commozione la vicenda del piccolo Charlie Gard ed esprime la propria vicinanza ai suoi genitori. Per essi prega, auspicando che non si trascuri il loro desiderio di accompagnare e curare sino alla fine il proprio bimbo” dichiara Greg Burke, direttore della Sala Stampa Vaticana. “Io sono certo che le strutture cattoliche, come il Gemelli o il Bambin Gesù, o altre strutture simili, sarebbero ben disposte ad accogliere questo fanciullo per potergli dare vita”, ha detto Don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della Salute della Cei.

Ed è proprio il Bambin Gesù di Roma a farsi avanti e a dirsi pronto ad accogliere il piccolo Charlie. Il presidente Mariella Enoc, della struttura romana, si è messa in contatto con il Great Ormond Street Hospital di Londra, dove il piccolo è ricoverato, per capire se è possibile un eventuale trasferimento. “Sappiamo che il caso è disperato e che, a quanto risulta, non vi sono terapie efficaci – Ma siamo disponibili ad accogliere il bimbo per il tempo che gli resterà da vivere”.

Solidarietà anche dagli Stati Uniti con Donald Trump che è intervenuto sulla questione affermando che laddove è possibile aiutare lo faranno. Il Presidente non ha parlato direttamente con i familiari del bimbo perché non vuole esercitare pressione in alcun modo – ha spiegato un portavoce della Casa Bianca – ma membri dell’amministrazione hanno contatti facilitati dal governo britannico”.

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