Cashless: aumentano i pagamenti, ma Italia resta indietro

In aumento i pagamenti cashless nel 2020, ma resta ancora forte la propensione all’uso del contante. Le stime di crescita dell’Italia nei prossimi anni.

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I pagamenti cashless, cioè senza contanti, stanno entrando nelle abitudini dei consumatori. Gli italiani, per tradizione affezionati all’uso del contante, si stanno lentamente adeguando all’uso dei pagamenti digitali.

Il gap con gli altri Paesi europei rimane ancora ampio, ma l’impulso dato dalla necessità di usare meno le banconote e lo shopping online stanno rivoluzionando le abitudini anche da noi. Dal 1 luglio 2021, poi, il limite all’uso dei contanti scenderà a 1.000 euro spingendo ancor di più i consumatori a preferire il cashless.

Cresce l’uso di cashless fra i consumatori

A tracciare il quadro della situazione è un’indagine condotta da alcune società di ricerca. L’introduzione delle misure del Piano “Italia Cashless” e la pandemia hanno modificato il contesto di riferimento, determinando un’accelerazione del trend di digitalizzazione dei pagamenti.

A supporto di questa evidenza, The European House – Ambrosetti stima che nel 2020 il valore delle transazioni con strumenti di pagamento cashless si è ridotto solo del 2%. Rispetto al -11,8% registrato nei consumi, con un tasso medio annuo di crescita che raggiungerà il +12,7% nel quinquennio 2021-2025 (a fronte del +10,1% del periodo 2015-2019).

L’impulso dato dall’e-commerce

Un importante protagonista del cambiamento nelle abitudini di consumo è l’e-commerce, il cui valore è stimato in crescita del 12,1% nel 2020. Ma con prospettiva di superare i 100 miliardi di euro nel 2025 (a fronte dei 35,6 miliardi di euro del 2019).

L’e-commerce funge da volano per i pagamenti cashless. Infatti, se nel 2015 il valore del transato e-commerce era pari al 9,3% del valore delle transazioni con carte di pagamento elettroniche, tale quota raggiungerà il 24% nel 2025.

Due italiani su tre pagano cashless

Dalla indagine realizzata dalla Community Cashless Society per fotografare come siano cambiate le abitudini di consumo tra gli italiani emerge un altro dato importante.

La percentuale di cittadini che preferirebbe utilizzare le carte o strumenti di pagamento cashless rispetto al contante è aumentata significativamente nell’ultimo anno. Si è passati dal 59,7% nel 2020 al 75,5% nel 2021.

Il 67% degli italiani ha aumentato l’utilizzo di strumenti di pagamento cashless negli ultimi mesi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’effetto è più evidente tra i giovani, dove il 78,1% delle persone tra i 18-24 anni e il 73,7% dei cittadini tra i 25-30 anni dichiara di aver utilizzato maggiormente le carte o gli smartphone per i pagamenti.

L’impulso del cashback

Un impulso significativo all’utilizzo dei mezzi di pagamento elettronici è stato dato dalla campagna cashback di Stato. Il 70% degli italiani ha dichiarato che il cashback ha spinto a un utilizzo più frequente dei mezzi di pagamento elettronici. Il 39% dichiara che ciò ha determinato anche un impatto sull’aumento dei propri consumi. Questi numeri evidenziano, da un lato l’efficacia della misura nell’avvicinare i cittadini agli strumenti di pagamento cashless e, dall’altro lato, a sostenere la dinamica dei consumi in un periodo di crisi come quello che sta attraversando il Paese.

Secondo le stime di The European House – Ambrosetti, il “Cashback” di Stato attiva benefici che riguardano l’extra-gettito derivante dal supporto ai consumi. Ma anche il recupero di sommerso e VAT gap che raggiungono i 9,2 miliardi di euro complessivi dalla sua introduzione fino al 2025. Tali benefici sono di tipo diretto dal 2020 al 2022 e di tipo indiretto – ovvero derivanti da comportamenti virtuosi abilitati dalla misura – negli anni successivi.

Come potenziare il cashless

Le proposte d’azione 2021 della Community Cashless Society riguardano 5 ambiti principali:

  1. potenziare e monitorare il Piano “Italia Cashless”,
  2. rendere la P.A. cashless friendly,
  3. sostenere l’innovazione della filiera attraverso lo sviluppo del paradigma di open finance,
  4. potenziare i pagamenti cashless in ambiti che riguardano la quotidianità dei cittadini, come il trasporto pubblico locale e i fringe benefit,
  5. promuovere una “cultura cashless” tra i cittadini.

Tali proposte hanno l’obiettivo di integrare e potenziare il Piano “Italia Cashless”, anche alla luce delle evidenze dell’Osservatorio della Community che mostrano come il Paese abbia ancora molta strada da fare per raggiungere la cashless society.

Ancora troppo radicato uso del contante

L’Italia rimane, infatti, un’economia cash-based e tra le 35 peggiori economie al mondo per incidenza del contante su Pil (pari al 11,8%) nel Cash Intensity Index. Nel confronto internazionale, con un punteggio medio di 3,60 su 10 registrato nel Cashless Society Index, l’Italia resta ferma, per il quarto anno consecutivo, in 23° posizione su 28 Paesi Ue.

Il divario dell’Italia dai best performer europei è riconducibile anche a una forte disomogeneità su base territoriale. Il Regional Cashless Index vede confermarsi in prima posizione la Lombardia, con un divario che si riduce di 4 punti percentuali rispetto alla Basilicata, ultima a livello regionale. Si mantengono più marcati, invece, i divari tra le Città Metropolitane, misurate dal Metropolitan Cities Cashless Index: Milano, prima in classifica, ha un punteggio 2,5 volte superiore rispetto all’ultima in classifica (Bari).

 

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