Cashback al capolinea: Draghi smonta Conte, cosa non ha funzionato

Il cashback è sospeso dal 1 luglio, costa troppo e non ha dato risultati soddisfacenti. Ecco cosa non ha funzionato.

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Il cashback di Stato è sospeso dal 1 luglio 2021. Sarebbe dovuto proseguire ancora per sei mesi e anche nel 2022, ma il governo Draghi ha deciso di interrompere l’incentivo statale che promuove l’uso delle carte elettroniche di pagamento.

La decisione, forse un po’ attesa, spiazza i sostenitori dell’ex premier Giuseppe Conte che aveva fortemente puntato sul denaro elettronico per rilanciare i consumi nei, negozi colpiti dal lockdown. Ma anche per contenere l’evasione fiscale e limitare l’uso del contante.

Stop al cashback dal 1 luglio

Iniziativa, quella del cashback, che ha finora favorito le banche che hanno incassato laute commissioni dalla emissione e gestione di strumenti elettronici di pagamento. Poco, invece, gli esercenti che non hanno di fatto realizzato maggiori guadagni.

Di contro, lo Stato ha dovuto sborsare un sacco di soldi ai consumatori per incentivarli a partecipare al cashback statale. Nel primo semestre si stima infatti che siano state effettuate più di 700 milioni di transazioni in Italia.

Lo Stato riconoscerà ai consumatori il 10% di ogni importo effettuato fino a un massimo di 150 euro. Una spesa enorme alla fine dei conti, se si moltiplica il costo del bonus per il numero dei partecipanti al cashback, oltre 6 milioni di persone.

Più costi che benefici

Logico immaginare che una simile iniziativa alla lunga non poteva più essere sostenuta dal Tesoro, chiamato a rimborsare i consumatori finali. Ma al di là di questo, il ritorno per lo Stato non è stato comunque positivo.

Cosa non ha funzionato? In particolare il cashback non ha funzionato per due ragioni essenziali. La prima è che molti esercenti non hanno installato i Pos a causa soprattutto dei costi di gestione elevati applicati dalle banche.

La seconda è che, laddove gli esercenti hanno accettato i pagamenti elettronici in funzione dello sconto cashback, contestualmente molti di essi hanno anche alzato i prezzi. In questo modo i consumatori si sono gradualmente allontanati preferendo lo shopping online al posto di quello nei negozi.

Di fatto l’e-commerce ha sempre offerto prezzi più vantaggiosi di quelli dei negozi, benché favoriti dagli sconti di Stato attraverso il cashback.

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