Cartelle esattoriali, altri due mesi di stop

Sospese le notifiche delle cartelle esattoriali e azioni esecutive fino a maggio. Governo al lavoro per una nuova rottamazione fiscale.

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Sospese le notifiche delle cartelle esattoriali e azioni esecutive fino a maggio. Governo al lavoro per una nuova rottamazione fiscale.

Ancora due mesi di stop per l’invio delle cartelle esattoriali sospese nel 2020 e fino a fine febbraio 2021. Il governo Draghi è pronto a congelare l’invio di 54 milioni di cartelle esattoriali rinviando l’operazione a fine aprile.

Resta solo da capire cosa succederà quando ripartirà la macchina esattoriale e lo Stato tornerà ad esigere i propri crediti che nel frattempo si sono accumulati all’inverosimile. Una bomba fiscale il cui urto potrebbe avere impatti pesanti sulla prevista crescita del Pil.

Cartelle esattoriali, 54 milioni di atti da notificare

Con un primo decreto legge ad hoc da parte del governo Conte, l’invio delle cartelle esattoriali è stato sospeso fino al 31 gennaio. A questo intervento si è poi aggiunto un secondo provvedimento che ha congelato tutto fino al 28 febbraio.

Adesso l’esecutivo Draghi si prepara ad azionare il terzo stop. Fermo restando che, sul fronte del fisco, la rotta indicata dal premier è quella di una visione di più ampio respiro in vista di una complessiva riforma del sistema fiscale.

Così, considerato lo stato di criticità della riscossione delle cartelle esattoriali, sia da parte dell’Agenzia delle Entrate e degli enti creditori, sia da parte dei contribuenti, il governo ha deciso di estendere ulteriormente la moratoria. Sullo sfondo c’è anche la probabilità di introdurre una nuova rottamazione per agevolare lo smaltimento di crediti che, vista la crisi in atto, sarà difficile recuperare.

C’è un problema anche per le Poste

L’arretrato sulle cartelle esattoriali che si è accumulato diventa un problema anche per Poste Italiane, che saranno chiamate a svolgere un lavoro straordinario e uno sforzo immane. Notificare con firma 54 milioni di atti è impresa titanica.

Poste Italiane ha già fatto sapere di non garantire il risultato in tempi utili e che il personale non sarebbe sufficiente per svolgere in maniera efficiente il processo di notifica.

Spesso il portalettere non trova il destinatario e lascia l’avviso col risultato che poi si creerebbero assembramenti e lunghe code presso gli uffici postali. E questo in un momento in cui il Paese è ancora in piena emergenza sanitaria.

Cartelle esattoriali e contribuenti

Il governo intende dare immediatamente ascolto a tutta quella platea di contribuenti in difficoltà a causa della crisi pandemica. Confcommercio, considerata la “grave crisi” di liquidità in cui versano imprese e lavoratori autonomi a causa dell’emergenza economica e sociale dovuta alla pandemia da Covid-19, ha da sempre ritenuto opportuna una ulteriore proroga dell’azione di riscossione dei tributi già iscritti a ruolo.

L’associazione, spiega una nota, ha chiesto e ottenuto dal governo che si intervenisse con un apposito provvedimento. Affinché la sospensione dell’azione di riscossione delle cartelle esattoriali fosse prorogata a tempi migliori.

La riforma del fisco

La seconda importante mossa del governo riguarda la conferma dell’intenzione di partire con la riforma fiscale dal 1 gennaio del 2022. L’impegno è assicurato da una “dote”, per ora di 8 miliardi, cui dovranno essere aggiunte le risorse che confluiranno nell’apposito “Fondo per la fedeltà fiscale”. Riformato nelle modalità e utilizzabile più velocemente, che potrà contare sulle risorse ottenute con la lotta all’evasione.

Si conta naturalmente oltre all’azione ordinaria dell’Agenzia delle Entrate anche sull’introduzione degli incentivi all’uso della moneta elettronica con il piano cashless che consentirà una maggiore tracciabilità.

I due anticipi di riforma fiscale già da quest’anno sono costituiti da due pilastri. Il taglio del cuneo fiscale, di fatto un intervento sull’Irpef, e la partenza dell’assegno unico per i figli. E l’assegno unico per i figli che assorbirà le detrazioni fiscali e gli assegni familiari Inps. Il loro posto sarà preso da un assegno unico (si lavora su un contributo medio di 200 euro a figlio) e il reddito di riferimento non sarà quello Irpef, ma l’Isee.

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