Cartelle Equitalia: la domanda di rateizzazione non è ammissione del debito

Se si presenta una domanda di rateizzazione per un debito Equitalia non si rinuncia alla possibilità di contestare la pretesa dell'ente di riscossione.

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Se si presenta una domanda di rateizzazione per un debito Equitalia non si rinuncia alla possibilità di contestare la pretesa dell'ente di riscossione.

Chiedendo la rateizzazione delle cartelle di pagamento Equitalia non si sta ammettendo il proprio debito e non si rinuncia alla possibilità di contestare la cartella esattoriale in giudizio.

Con la sentenza numero 3347 del 2017, infatti, la Corte di Cassazione afferma che non è possibile vedere come un ammissione del debito la domanda di rateizzazione dello stesso. Secondo la sentenza, infatti il riconoscimento del debito non va ricercato nella richiesta di rateizzazione che è  “regolata rigidamente e inderogabilmente dalla legge, la quale non ammette che l’obbligazione tributaria trovi la sua base nella volontà del contribuente”.

Presentando domanda di rateizzazione, quindi, il contribuente non manifesta affatto la sua volontà di rinunciare al diritto di contestare la pretesa. Anche se, sempre secondo la Corte di Cassazione, tutto questo non esclude che il contribuente possa volontariamente rinunciare a contestare la cartella di pagamento, affinchè questo avvenga, però, è necessario “ il concorso dei requisiti indispensabili per la configurazione di una rinuncia, e cioè: 1) che una controversia tra contribuente e fisco sia già nata e risulti chiaramente nei suoi termini di diritto o, almeno, sia determinabile oggettivamente in base agli atti del procedimento; 2) che la rinuncia del contribuente sia manifestata con una dichiarazione espressa o con un comportamento sintomatico particolare, purché entrambi assolutamente inequivoci”.

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