Canone RAI: verso l’aumento dell’abbonamento Tv

Le spese della RAI crescono e per coprire i costi si pensa di aumentare il canone Tv. Quanto incassa realmente la RAI dagli abbonamenti e quando finisce nelle casse dello Stato.

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Le spese della RAI crescono e per coprire i costi si pensa di aumentare il canone Tv. Quanto incassa realmente la RAI dagli abbonamenti e quando finisce nelle casse dello Stato.

La RAI ha bisogno di soldi e quindi aumenterà il canone TV. Ma non subito, probabilmente dal 2021. Del resto, nonostante l’evasione sia stata quasi azzerata con l’introduzione del pagamento in bolletta, le entrate della RAI non sono sufficienti a coprire i costi per gli investimenti per la digitalizzazione.

Inoltre, gli introiti – dati alla mano – non sono sufficienti a pagare gli stipendi del personale (giornalisti, conduttori, dirigenti, ecc.) e di tutto l’apparato tecnico e produttivo della RAI. Così, “90 euro ad abbonato sono pochi” – ha detto l’amministratore delegato della RAI Fabrizio Salini  – in una recente dichiarazione. Col passare del tempo le rischiano di pesare eccessivamente sul bilancio della TV di Stato.

Il peso dello Stato sul Canone RAI

Gli incassi della RAI derivano per il 68% dalla riscossione del canone e per il resto dalla pubblicità. C’è però da dire osservare che per ogni 90 euro incamerati dal canone pagato dagli utenti privati, solo 74,8 euro finiscono realmente nelle casse della RAI, il resto se lo prende lo Stato fra tasse di concessione governativa e altri balzelli, fra cui il 5% di prelievo forfettario introdotto nel 2015 che vale nel complesso 85 milioni all’anno. Quindi, il 16,9% dei soldi versati per l’abbonamento TV se ne va in tasse che, paradossalmente ragionando, sono passate da 132 milioni quando il canone si pagava 113, euro all’anno a 345 milioni da quando si paga 90 euro. Il che vuol dire che lo Stato ha azzerato gli effetti benefici della lotta all’evasione.

I costi della digitalizzazione RAI

Per il momento il bilancio della RAI è in equilibrio, ma in previsione della realizzazione del piano industriale 2019-2021 improntato sulla digitalizzazione del business, si prevedono maggiori spese. A mettere in evidenza il problema non è solo l’amministratore delegato Salini, ma anche gli analisti di Moody’s che hanno tagliato l’outlook a negativo sulla RAI pur mantenendo il rating dell’azienda di stato inalterato a Baa3. Secondo gli esperti contabili, “il cambiamento dell’outlook a negativo riflette il sostanziale peggioramento nelle principali misure di credito rispetto alle nostre precedenti attese, per effetto di un’assegnazione inferiore al previsto dei proventi oltre il budget dei canoni alla Rai, ampi investimenti nella digitalizzazione del business e maggiori costi dei contenuti collegati ai prossimi eventi sportivi”.

L’aumento del canone RAI

Quindi, altro che abolizione del Canone RAI come diceva il Moviemnto 5 Stelle. E’ del tutto evidente che, in assenza di tagli alla spesa o di aumenti degli introiti pubblicitari (che per la RAI sono limitati per legge), l’unica strada percorribile è quella dell’aumento del gettito da  abbonamento annuale alla TV. Il canone RAI è quindi destinato ad aumentare nei prossimi anni per ritornare gradualmente verso la cifra che si pagava prima dell’introduzione del sistema di riscossione tramite bolletta elettrica, cioè 113,50 euro. Una misura che sa di beffa, poiché prima lo Stato promuove gli sconti forzando la riscossione del canone in bolletta elettrica e per la quale non più scappare nessuno e poi, una volta consolidato il sistema, alza le tariffe riportandole come prima. Sicchè il canone RAI è destinato ad aumentare nei prossimi anni. Non nel 2020, ma quasi certamente a partire dal 2021.

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