Calcolo pensione sbagliato, come rimediare agli errori dell’Inps

Se l’Inps sbaglia il calcolo dei contributi per andare in pensione, anche il contribuente rischia di pagarne le conseguenze.

di , pubblicato il
Se l’Inps sbaglia il calcolo dei contributi per andare in pensione, anche il contribuente rischia di pagarne le conseguenze.

Chi sbaglia paga, dice il proverbio. Ma non sempre. Con la digitalizzazione dei servizi Inps molte cose sono migliorate e i margini di errore dell’Istituto di Previdenza Sociale si sono ridotti notevolmente negli ultimi anni. Tuttavia resta ancora il rischio che salti fuori qualcosa di sbagliato quando si ha a che fare con tanti numeri, coefficienti, date e cifre in continuo aggiornamento.

E tante piccoli dettagli rischiano spesso di passare inosservati se non si ha dimestichezza con i conti.

Così può capitare che al momento di effettuare una richiesta per ottenere una prestazione assistenziale o previdenziale è sempre bene controllare i conteggi che l’Inps effettua, sia che si tratti di un semplice assegno per il nucleo familiare, sia che si tratti di richiesta di pensione. Se, ad esempio, al momento della richiesta di estratto contributivo agli sportelli Inps per conoscere la propria posizione assicurativa, viene dichiarato dal funzionario che sussistono i requisiti per andare in pensione e poi, al momento della domanda telematica, il lavoratore scopre che mancano ancora dei periodi di lavoro e non può ancora andare in pensione, l’errore è particolarmente grave, soprattutto se nel frattempo questi si è dimesso dal lavoro.

Il controllo dei dati Inps

E’ quindi sempre bene controllare o far controllare a consulenti di fiducia o ai CAF l’esattezza dei dati rilasciati dall’Inps allo sportello e presenti nel fascicolo previdenziale del cittadino. Onde evitare che eventuali responsabilità nell’errore dell’Inps vengano condivise anche con il beneficiario della prestazione, come precisato anche dalla recente giurisprudenza. La Corte di Cassazione (sentenza n. 23114 settembre 2019) ha infatti stabilito che vi è concorso di colpa se l’interessato della prestazione previdenziale non ha verificato l’esattezza dei dati e dei contributi versati certificati dall’Inps. Un decisione che fa discutere, ma che non condanna pienamente l’Inps a risarcire eventuali danni conseguenti soprattutto se il destinatario della prestazione ha modo e tempo di verificare.

La condivisione di responsabilità degli errori

Più precisamente, il lavoratore che incorre in un danno economico a seguito di errata comunicazione da parte dell’Inps nei calcoli contributivi, rischia di non vedersi riconoscere per intero l’indennizzo del danno patito se non ha verificato lui stesso l’esattezza dei dati comunicati.

E’ quindi responsabilità anche del contribuente verificare che l’estratto contributivo e i dati anagrafici siano corretti prima di presentare domanda di pensione.

Molti errori accadono di frequente per il calcolo dell’assegno pensionistico che normalmente l’Inps rivede su segnalazione del contribuente qualora venga presentata un semplice domanda di revisione o reclamo, senza bisogno di instaurare un vero e proprio contenzioso. Se passa troppo tempo dalla liquidazione della pensione, però diventa più difficile sanare gli errori. La Corte di Cassazione afferma infatti che in capo all’interessato sussiste sempre l’obbligo di intervenire quando l’erroneità dei dati forniti dall’Inps possa riscontrarsi in base all’ordinaria diligenza. In altre parole, il contribuente deve poter dimostrare di aver controllato bene i propri interessi per non incorrere nel rischio di condivisione di responsabilità.

Argomenti: ,