Buoni pasto non pagati: rischio cancellazione?

Buoni pasto non pagati: rischio cancellazione per gli statali. Stimata perdita mensile di 140 euro per ogni dipendente che ne usufruisce.

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Buoni pasto non pagati: rischio cancellazione per gli statali. Stimata perdita mensile di 140 euro per ogni dipendente che ne usufruisce.

Continuano i disservizi nella gestione dei buoni pasto. Dopo le segnalazioni di buoni pasto non pagati la Consip, ossia la Centrale acquisti della PA, ha provveduto a risolvere la convenzione con la società Qui! Che riforniva i ticket restaurant a diversi dipendenti pubblici. Per questi ultimi si stima una perdita di circa 140 euro al mese.

Buoni pasto: sospesi ecco in quali regioni

Vista la situazione la Consip si è vista costretta a risolvere la convenzioni per i buoni pasto con Qui!Group Nelle regioni di Piemonte, Liguria, Lazio, Lombardia e Valle d’Aosta. Nella nosta in cui si spiegano i motivi della decisione drastica, la Consip segnala diverse fatture non pagate agli esercenti della ristorazione che, nelle suddette regioni, avevano accettato ticket restaurant dei dipendenti pubblici da parte del fornitore.
Ma la situazione era sul filo del rasoio da mesi ormai: a dicembre la UGL aveva segnalato la difficoltà nello spendere questi buoni pasto. Nella migliore delle ipotesi gli esercenti ne accettavano solo metà dell’importo proprio per tutelarsi dal rischio di non pagamento.

Quali buoni pasto ora per i dipendenti pubblici?

La notizia della sospensione ha messo in allerta i lavoratori che, sebbene con le criticità segnalate dai sindacati, facevano affidamento su questo importo mensile. Dal canto suo la Consip ha fatto sapere che sta lavorando alla ricerca di un nuovo partner/fornitore. Ma verosimilmente passeranno mesi prima di un nuovo accordo. Nel frattempo si stima una perdita di circa 140 euro al mese per dipendente (20 giorni lavorativi al mese per 7 euro del valore del buono pasto). E oltre al problema dei ticket per i prossimi mesi, resta il problema di quelli già erogati ma rifiutati dagli esercenti e ancora in tasca dei lavoratori ma che, di fatto, potrebbero valere come carta straccia vista la risoluzione del contratto.

Il ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, è intervenuta assicurando che la soluzione sarà individuata nel più breve tempo possibile e che le strutture competenti sono state sensibilizzate per individuare le responsabilità sull’accaduto. Ma le rassicurazioni non convincono Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori che ha parlato di un diritto acquisito che andrebbe garantito e tutelato a prescindere da quello che succede con il fornitore perché non possono essere i lavoratori a farne le spese. Realisticamente non ci sarà una nuova fornitura prima di dicembre quindi la Pubblica Amministrazione, prosegue, dovrebbe trovare un modo per compensare i mesi da luglio in poi. L’Unione Consumatori ha chiesto un incontro con il governo e, se non si dovesse pervenire ad un accordo, ha palesato la volontà di intraprendere una class action.

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Argomenti: Lavoro e Contratti, Buoni pasto

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