Boom posti di lavoro, svolta strutturale o fuoco di paglia?

Creati 603 mila posti di lavoro in dieci mesi. Possibile che il trend prosegua, ma tanto dipenderà dall’evolversi della pandemia e dal sostegno dello Stato.

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Creati 603 mila posti di lavoro in dieci mesi. Possibile che il trend prosegua, ma tanto dipenderà dall’evolversi della pandemia e dal sostegno dello Stato.

E’ boom di posti di lavoro nei primi 10 mesi del 2021. Il trend, già in atto da mesi, si conferma robusto anche a ottobre confermando il recupero dell’occupazione dipendente.

La ripresa economica iniziata nel 2021 sembra destinata a proseguire, anche se con alcune incertezze dettate dagli sviluppi dell’epidemia. Le misure adottate dal governo hanno finora consentito di ridare slancio alle assunzioni con più posti di lavoro.

Boom posti di lavoro nel 2021

Nei primi 10 mesi dell’anno sono stati creati circa 603.000 posti di lavoro alle dipendenze, a fronte dei 105.000 del 2020 e di 411.000 del 2019.

E’ quanto emerge dall’analisi della Banca d’Italia e del Ministero del Lavoro nella quale si sottolinea che, finita la stagione estiva, in settembre e ottobre le attivazioni nette si sono ridotte (-230.000 unità), registrando appunto una contrazione inferiore a quella degli anni precedenti.

L’analisi rimarca come la creazione di posti di lavoro “continua a essere sostenuta soprattutto dai contratti a tempo determinato“. Mentre il saldo complessivo delle posizioni permanenti dall’inizio dell’anno rimane all’incirca sugli stessi livelli del 2020.

Tuttavia a settembre e ottobre sono emersi segnali di un primo lieve aumento delle assunzioni a tempo indeterminato (230.000 nuovi contratti, in linea con gli andamenti del 2019; 55.000 in più rispetto agli stessi mesi del 2020), a fronte di un numero di trasformazioni che è ancora al di sotto dei livelli del 2019.

Assunzioni in parte drogate

La domanda che ci si pone a questo punto è capire se il trend proseguirà anche nel 2022 o è destinato ad esaurirsi. Secondo gli esperti, siamo di fronte a un forte rimbalzo economico che crea posti di lavoro. Rimbalzo che però è sostenuto da politiche fiscali favorevoli e incentivi di breve durata.

Forme di defiscalizzazione e decontribuzione per le aziende che assumono hanno di solito vita breve. Lo Stato può dare l’impulso in questo senso, ma alla lunga non può sostenere costi che normalmente sono a carico dei datori di lavoro.

Se la crescita economica durerà anche nei prossimi anni probabilmente si assisterà a un proseguimento delle assunzioni, ma difficile che si possa replicare quanto accaduto nel 2021.

Le cessazioni a tempo indeterminato sono state nel complesso modeste, anche per effetto del blocco attivato dal governo. In particolare, i licenziamenti sono rimasti su livelli contenuti anche in settembre e ottobre. Pari a 59.000 contratti cessati con questa causale, il 37% in meno rispetto agli stessi mesi del 2019.

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