Bonus servizi digitali: pubblicato l’elenco delle spese ammesse

Il Dipartimento per l'informazione e l'editoria con alcune FAQ ha meglio chiarito le spese che possono essere ammesse al bonus servizi digitali

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Il Dipartimento per l'informazione e l'editoria con alcune FAQ ha meglio chiarito le spese che possono essere ammesse al bonus servizi digitali

Con alcune FAQ pubblicate sul proprio sito,  il Dipartimento per l’informazione e l’editoria, Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha messo nero su bianco l’elenco delle spese ammesse al bonus servizi digitali. Il riferimento è al credito d’imposta riconosciuto per l’acquisizione di servizi digitali alle imprese editrici di quotidiani e periodici.

Il bonus per i servizi digitali

Il bonus servizi digitali è stato introdotto dal Governo con il D.L. 34/2020, decreto Rilancio. Inizialmente il credito d’imposta spettava per l’anno 2020, in riferimento alle spese sostenute nel 2019. Grazie alla Legge di bilancio 2021, il bonus servizi digitali è stato esteso agli anni 2021 e 2022. Rispettivamente per le spese sostenute nel 2020 e nel 2021.

Il D.P.C.M. 4 agosto 2020, F.U., Serie Generale n. 240 del 28 settembre 2020, ha stabilito le modalità, i contenuti, la documentazione richiesta e i termini per la presentazione della domanda per l’accesso al beneficio.

Per l’anno 2021, le domande per richiedere il credito d’imposta devono essere trasmesse entro il 20 novembre.

Il credito di imposta è destinato alle imprese editrici di quotidiani e periodici che non beneficiano dei contributi diretti di cui all’articolo 2, commi 1 e 2, della legge 26 ottobre 2016, n. 198 e al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70.

Sono ammessi al beneficio i soggetti con:

  • sede legale in uno Stato dell’Unione europea o nello Spazio Economico Europeo;
  • residenza fiscale ai fini della tassabilità in Italia ovvero stabile organizzazione sul territorio nazionale, cui sia riconducibile l’attività commerciale correlata ai benefici;
  • indicazione nel registro delle imprese del codice di classificazione ATECO 58.13 (edizione di quotidiani) o 58.14 (edizione di riviste e periodici);
  • iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione (ROC), istituito presso l’Autorità per le Garanzie nella Comunicazione;
  • impiego di almeno un dipendente a tempo indeterminato.

L’elenco delle spese ammesse

Il D.P.C.M. sopra citato ha individuato le spese ammesse al bonus servizi digitali.

In particolare, il credito di imposta è riconosciuto in misura pari al 30 per cento della spesa effettiva sostenuta, nell’anno precedente a quello cui si riferisce il credito d’imposta, per i seguenti servizi digitali:

  • acquisizione dei servizi di server, hosting e manutenzione evolutiva per le testate edite in formato digitale;
  • information technology di gestione della connettività.

Con un’apposita FAQ pubblicata sul proprio sito,  il Dipartimento per l’informazione e l’editoria, Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha messo nero su bianco, nello specifico, l’elenco delle spese ammesse al bonus servizi digitali.

Da qui, tra i vari chiarimenti:

  • i costi per l’adattamento di contenuti della rivista sui siti web sono da considerarsi ammissibili se ricadono nell’ambito di acquisizione di servizi di manutenzione evolutiva per testate edite in formato digitale;
  • non sono invece ammissibili i costi relativi alla pubblicazione dei contenuti della rivista sui siti web o sui social network.

Nell’ambito della categoria di costi “information technology di gestione della connettività” ricadono i costi per l’acquisto di software e hardware necessari alla gestione della connettività e costi per l’acquisto di servizi di connettività. Ad esempio,  i costi di acquisto di dispositivi di rete quali switch, modem, router oppure costi per l’acquisto di servizi di collegamento a Internet.

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