'Bonus ristori, la truffa del codice ATECO last minute spinge a modificare il decreto -

Bonus ristori, la truffa del codice ATECO last minute spinge a modificare il decreto

Inutile la corsa a cambiare codice ATECO: il bonus Ristori non spetta comunque!

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truffa del cambio codice ATECO per il bonus

Il bonus ristori è un aiuto che il Governo prevede per le attività più colpite da queste nuove regole di chiusura. Ma è un sussidio che, evidentemente, fa gola anche a chi non ne avrebbe diritto. Del resto siamo in Italia, dove qualcuno protesta in piazza a sostegno degli imprenditori danneggiandone le vetrine, dove gli imprenditori hanno protestato per la decisione di ancorare i bonus a quanto dichiarato come guadagno nella dichiarazione dei redditi. Ed ecco quello che è successo alla notizia del bonus ristori.

Registrarsi come un’attività diversa solo per i bonus

Sono bastate poche ore: tra domenica e lunedì scorsi, l’Agenzia delle Entrate ha registrato una corsa sospetta alla modifica dei codici ATECO che categorizzano l’attività economica, il tutto ovviamente nel tentativo di accedere ai sussidi ristori senza averne diritto. Il decreto ristori ha infatti previsto un elenco di attività ammesse al bonus identificate tramite codice ATECO.

Un escamotage talmente esteso che ha costretto il governo a modificare il decreto precisando che il bonus ristori potesse essere riconosciuto solo alle partite IVA con codice ateco valido per l’elenco beneficiari e attive già alla data del 25 ottobre 2020 in quella attività.

L’Italia e il gap tra incassato e dichiarato: siamo un Paese povero o “furbo”?

Che ci siano frange di popolazione povere nel nostro Paese più che in altri è indubbio; che molte categorie di lavoratori e imprenditori siano stati ulteriormente messi in ginocchio dalla crisi pandemica attuale è altrettanto tristemente vero. Detto questo purtroppo “furbetti” e sciacalli non mancano. Questi tentativi di escamotage (che di fatto sono vere e proprie truffe a danno dello Stato e di chi ha bisogno di aiuti) non sono altro che l’ennesima conferma di una mentalità largamente diffusa.

 

Il dato può essere letto insieme a quelli che emergono dalle tabelle del Centro Studi Itinerari Previdenziali:

  • il 42% circa della popolazione versa il 91% delle tasse all’Erario;
  • presentano una dichiarazione dei redditi positiva in Italia circa 31 milioni di persone (che corrispondono più o meno al 48%).

 

Volete che vi spieghi i numeri? Significa semplicemente che quasi la metà di noi vive sulle spalle di chi lavora e paga regolarmente le tasse. E questo spiegherebbe anche perché, pur risultando poveri tra le dichiarazioni, siamo tra i primi Paesi europei per numero di abitazioni, veicoli e telefoni di proprietà. Precisiamo: il secondo dato può essere opinabile. Alla percentuale del 48%, infatti, per avere un’analisi più realistica, andrebbero sottratti dli esenti dalla dichiarazione dei redditi: chi non la presenta per età oppure i dipendenti che hanno un unico CUD. Quella del Centro Studi Itinerari Previdenziali è quindi un’analisi particolarmente dura che ci mette in una cattiva luce che, probabilmente, non meritiamo del tutto. Ma la tendenza resta e negarla non ci aiuta.

 

 

 

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