Bonus prima casa: quali regole in caso di comunione legale dei beni

Cosa prevede la legge in merito al bonus prima casa nel caso di comunione legale dei beni? Facciamo chiarezza.

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Cosa prevede la legge in merito al bonus prima casa nel caso di comunione legale dei beni? Facciamo chiarezza.

Cosa prevede la legge in merito al bonus prima casa nel caso di comunione legale dei beni? Sul tema è intervenuta la Corte di Cassazione con due recenti ordinanze (n.14326/2018 del 5 giugno e n. 16604 del 22 giugno 2018).

Per fare chiarezza partiamo dai principi base.

Requisiti bonus prima casa: quali regole

Come abbiamo avuto modo di spiegare in più occasioni, i requisiti per poter fruire del bonus prima casa sono:

a) che l’immobile sia ad uso abitativo e non accatastato nelle categorie catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (ville), A/9 (castelli o palazzi di particolare pregio artistico o storico) o A/10 (uffici);

b) che al momento dell’acquisto il soggetto acquirente dichiari:

• che l’immobile acquistato si trova nel Comune ove attualmente risiede o nel quale si impegna a trasferire la residenza entro 18 mesi dall’acquisto;
• di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso ed abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del Comune in cui è ubicato l’immobile acquistato;
• di non essere titolare, neppure per quote o in comunione legale con il coniuge, su tutto il territorio nazionale, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso acquirente o dal coniuge in regime di comunione legale dei beni usufruendo delle agevolazioni prima casa.

Comunione legale: cosa cambia per le agevolazioni prima casa

Il riferimento legislativo all’istituto della comunione legale dei beni sono gli articoli 177 e 180 del Codice Civile che, rispettivamente, prevedono:

– Costituiscono oggetto della comunione: gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio;

– L’amministrazione dei beni della comunione e la rappresentanza in giudizio per gli atti ad essa relativi spettano disgiuntamente ad entrambi i coniugi. Il compimento di atti eccedenti l’ordinaria amministrazione, nonché la stipula dei contratti con i quali si concedono o si acquistano diritti personali di godimento e la rappresentanze in giudizio per le relative azioni spettano congiuntamente ad entrambi i coniugi”.

Emerge subito una differenza fondamentale tra comunione legale e ordinaria dei beni: nella seconda ciascuno dei coniugi mantiene la libera disponibilità della propria quota del bene. Sulla base di questa interpretazione, e coerentemente a questa, la Cassazione ha sempre esteso “nel caso di acquisto di appartamento ad uso abitativo da parte di uno dei coniugi in regime di comunione legale”, le agevolazioni prima casa anche all’altro coniuge “anche se sprovvisto dei requisiti di legge, sussistenti solo in capo al coniuge acquirente”. Si veda in questo senso sentenze 14327/2000, 13085/2003, 2109/2009, 15426/2009, 16355/2013. Ma, come accennato, non mancano interpretazioni di segno diverso: pioniera in questa prospettiva è stata la sentenza 1988 del 4 febbraio 2015

Ai più attenti però non sfugge l’incongruenza alla base di questa impostazione dalla quale potrebbe scaturire un’ingiustificata disparità di trattamento.
Poniamo a titolo di esempio il caso di due coniugi, entrambi residenti nel medesimo Comune. Uno dei due riceve per successione un appartamento sito nello stesso Comune di residenza (bene che non cade in comunione legale, ma resta personale ex articolo 179, comma 1, lett. b) c.c.).
Ora, se i due coniugi fossero coniugati in regime di separazione legale dei beni, il coniuge che non ha ricevuto per successione potrebbe acquistare una prima casa di abitazione usufruendo delle agevolazioni prima casa.

Se invece il regime patrimoniale di tali sposi fosse quello della comunione legale, in base alla linea interpretativa pocanzi presentata, il coniuge che non ha ricevuto nulla per successione non avrebbe in ogni caso accesso al bonus prima casa.

Fortunatamente, con la recente ordinanza 16604 del 22 giugno 2018, la Cassazione sembrerebbe aver fatto un passo indietro e tornata sulla precedente impostazione. La Cassazione nel caso di specie accolto il ricorso del coniuge escluso dal bonus prima casa, statuendo che “in tema di agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa […] il requisito della residenza nel comune in cui è ubicato l’immobile deve essere riferito alla famiglia, con la conseguenza che, in caso di comunione legale tra coniugi, quel che rileva è che l’immobile acquistato sia destinato a residenza familiare, mentre non assume rilievo in contrario la circostanza che uno dei coniugi non abbia la residenza anagrafica in tale comune, e ciò in ogni ipotesi in cui il bene sia divenuto oggetto della comunione ai sensi dell’art. 177 c.c., quindi sia in caso di acquisto separato che in caso di acquisto congiunto del bene stesso.”

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Argomenti: Bonus e detrazioni, Bonus casa

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