Bonus Covid addio, come cambiano gli aiuti di stato con la riforma Orlando

Il Governo Draghi è pronto a rivedere l’intero sistema previdenziale, e lo fa partendo dagli aiuti di Stato: addio quindi ai bonus Covid e di natura emergenziale, il ministro del Lavoro Andrea Orlando sta lavorando ad una riforma che ha come obiettivo l’introduzione di sussidi strutturali e di lunga durata per PMI, autonomi e lavoratori […]

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andrea orlando

Il Governo Draghi è pronto a rivedere l’intero sistema previdenziale, e lo fa partendo dagli aiuti di Stato: addio quindi ai bonus Covid e di natura emergenziale, il ministro del Lavoro Andrea Orlando sta lavorando ad una riforma che ha come obiettivo l’introduzione di sussidi strutturali e di lunga durata per PMI, autonomi e lavoratori precari.

Dalla Naspi alla Cigs: i punti cardine della riforma Orlando

Il documento, visionato da Il Messaggero, sarebbe al momento al vaglio dell’Esecutivo e andrebbe a modificare principalmente tre misure, ovvero:

  • Naspi, con l’introduzione di paletti meno stringenti (e la conseguente estensione degli aventi diritto);
  • Cigs e integrazione salariare.

La bozza del testo, su cui Orlando spera di trovare l’intensa entro la fine del mese di luglio, ha come obiettivo quello di tracciare la strada per la ripresa post Covid, andando incontro alle categorie più colpite e i lavoratori che stanno facendo maggior fatica ad uscire dalla crisi.

Non a caso, tra gli interventi in programma, ci sarebbe anche l’istituzione di un Fondo emergenziale per i lavoratori. Si tratta di un fondo definito “intersettoriale”, da cui lo Stato potrebbe attingere in futuro in caso di crisi, per assicurare il ricorso alla cassa in deroga in presenza di eventi di particolare gravità.

Dopo il Covid, insomma, non ci si vuole più far trovare impreparati.

Cigs e integrazione salariale: cosa cambia con la riforma Orlando

Tra i punti cardine della nuova riforma del lavoro voluta da Orlando ci sarebbero anche Cigs e integrazione salariale. Nulla di ufficiale ancora ma, stando a quanto emerso, non dovrebbero esserci particolari modifiche rispetto a quanto portato sul tavolo delle trattative in questi giorni.

Nello specifico, le riforma prevede:

  • ampliamento delle causali per la Cigs;
  • ammortizzatori sociali estesi ai lavoratori (anche precari, discontinui e stagionali) e a prescindere dalle dimensioni dell’impresa;
  • aumento  degli importi riconosciuti in caso di integrazione salariare, con un fisso minimo pari a 1199,72 euro (contro i massimali attuali di circa 971 euro per chi guadagna fino a 2.159 euro e di 1.167 euro per gli altri);
  • cassa integrazione estesa alle piccole e medie imprese con al massimo 15 dipendenti, la quale dovrebbe avere una durata di 26 settimane per le aziende tra 6 e 15 dipendenti e di 13 settimane per le altre.

Infine, per determinate categorie e settori (che sono ancora da definire) l’assegno ordinario e il contratto di espansione – prorogato questo fino al 2026 – dovrebbe raggiungere tutti i datori di lavoro con più di 50 dipendenti che non aderiscono a un fondo di solidarietà bilaterale.

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