Bonus Befana salta, cash back resta: come sarà la busta paga 2020

Tramonta l’idea del bonus Befana in manovra finanziaria. Resta però il cash back come sistema per incentivare l’utilizzo della moneta elettronica. Ecco come funziona.

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Tramonta l’idea del bonus Befana in manovra finanziaria. Resta però il cash back come sistema per incentivare l’utilizzo della moneta elettronica. Ecco come funziona.

Il bonus Befana tanto strombazzato dai media nei giorni scorsi non ci sarà. A confermarlo è stato il sottosegretario all’Economia Alessio Villarosa che in una nota ha spiegato che tale bonus non è mai stato messo in discussione e quindi non ci sarà nella legge di bilancio per il 2020.

Il sistema di “cash back” per chi utilizza carte di credito e debito sarà invece implementato.

Ma cosa sarebbe il bunus Befana? Le voci che circolavano a ridosso della discussione del DEF a fine settembre parlavano di un bonus fino a 475  euro circa da riconoscere all’Epifania ai contribuenti che effettuano la maggior parte delle spese utilizzando moneta elettronica. Una sorta di premio per la dissuasione all’utilizzo del contante, visto come strumento che si presta facilmente all’evasione fiscale. I pagamenti tracciati, viceversa, non consentirebbero minimamente spunti elusivi per il fisco.

Bonus Befana no, cash back sì

Tramontata l’idea del bonus Befana, come precisato da Villarosa, è rimasta però in piedi l’idea di implementare il sistema di “cash back”. Ma come funziona? Si tratta in buona sostanza di un ritorno in denaro sottoforma di sconti sull’IVA dei prodotti o servizi acquistati mediante l’utilizzo della moneta elettronica. Se ad esempio si acquista un prodotto gravato da IVA al 22%, il consumatore che lo paga con bancomat o carta di credito riceverà a fine mese o entro una data stabilita un rimborso di qualche punto percentuale (stabilito in base alla tipologia di bene), tramite lo stesso mezzo di pagamento utilizzato. Questo, in linea di principio, sarebbe il funzionamento del “cash back” che dovrebbe incentivare l’utilizzo della moneta elettronica scoraggiando l’uso del contante.

La diffidenza verso la moneta elettronica

Alle buone intenzioni si affiancano però difficili problemi da superare, come la diffidenza degli anziani a utilizzare strumenti elettronici di pagamento o alla riluttanza degli esercizi commerciali ad accettare carte di credito no bancomat per non evitare il pagamento di onerose commissioni bancarie sull’utilizzo dei POS. Il primo aspetto, purtroppo, non può essere superato facilmente poiché gli italiani sono per tradizione molto affezionati all’utilizzo del contante, più che nel resto d’Europa.

In più, la popolazione anziana fatica a recepire le innovazioni anche perché l’utilizzo della moneta elettronica presuppone spesso la conoscenza di un PIN da ricordarsi a memoria, soprattutto per i pagamenti superiori a 25 euro. Vi sono poi sempre i rischi di incorrere in qualche tipo di frode informatica o perdita dei dati, nonostante oggi i sistemi di pagamento elettronico siano più sicuri rispetto al passato. I casi di clonazione di carte di debito e credito sono all’ordine del giorno.

Le commissioni sull’utilizzo dei POS

Per quanto riguarda, invece, le commissioni che gravano sull’utilizzo dei POS, Confesercenti ha già fatto sapere di non avere nulla in contrario alla promozione dell’utilizzo della moneta elettronica, purché le banche abbassino i costi di utilizzo dei circuiti. E’ noto, infatti, che per piccole spese, l’esercente paga delle commissioni molto alta e quindi risulta penalizzato costringendo a volte ad alzare i prezzi per non perdere i margini di guadagno o dissuadendo i cliente, magare con un piccolo sconto, a pagare in contanti. Viceversa, se le commissioni sui POS fossero più ragionevoli, non ci sarebbero problemi ad accettare comodamente le carte di credito o i bancomat per i pagamenti. Anche perché meno contante gira nei negozi, meglio è: il rischio di incorrere in rapine diminuisce sensibilmente, come dimostrato negli Staiti Uniti o, in genere, nei Paesi dove si fa meno uso del contante.

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