Bonus bebè ai genitori extracomunitari: basta il permesso unico di lavoro?

Bonus bebè 2017 ai genitori extracomunitari, richiesto nei requisiti il permesso unico di lavoro. Ma è sufficiente? Vediamo come l'Inps ha affrontato questo problema e le varie sentenze in merito.

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Bonus bebè 2017 ai genitori extracomunitari, richiesto nei requisiti il permesso unico di lavoro. Ma è sufficiente? Vediamo come l'Inps ha affrontato questo problema e le varie sentenze in merito.

Bonus bebè 2017 ai genitori extracomunitari, basta solo il permesso di soggiorno? La sede INPS di Milano ha recentemente riconosciuto la liquidazione dell’assegno ad un nucleo familiare nel quale il richiedente era in possesso del permesso unico di lavoro e non del permesso di soggiorno di lunga durata.

Secondo quanto previsto nella Legge di Stabilità 2015 (art. 1, comma 125, della L. 190/2014), che, per incentivare la natalità e contribuire alle spese per il sostegno di ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, fosse riconosciuto un assegno di importo pari a 960 euro annui erogato mensilmente a decorrere dal mese di nascita o adozione. Tale assegno di natalità, o “Bonus bebè” 2016, non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF e viene erogato a cura dell’INPS fino al compimento del terzo anno di età (o di ingresso nel nucleo familiare per adozione) della prole.

Beneficiari del bonus bebè

L’erogazione del bonus è riconosciuta per i figli di:

  • cittadini italiani;
  • cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea;
  • cittadini di Stati extracomunitari con permesso di soggiorno.

I cittadini di Stati extracomunitari con permesso di soggiorno, sono tali secondo il TU l’art. 9 del D. Lgs. 286/98, sulle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, che siano residenti in Italia.

Bonus Bebè: limiti di reddito e ISEE

L’assegno è riconosciuto se il nucleo familiare di appartenenza del genitore richiedente l’assegno sia in una condizione economica corrispondente a un valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 25.000 euro annui. Qualora il valore dell’ISEE non superi i 7.000 euro l’anno, l’importo dell’assegno è raddoppiato.

Bonus Bebè: prima applicazione restrittiva

L’Inps in sede di prima applicazione della norma, aveva negato il diritto al bonus bebè a quei nuclei familiari nei quali i genitori extracomunitari non fossero in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo, ma del solo “permesso unico di lavoro” rilasciato per uno o due anni.

Il permesso unico di lavoro secondo la direttiva 2011/98/UE, sull’attivazione di una “procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico che consente ai cittadini di Paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro e a un insieme comune di diritti per i lavoratori di Paesi terzi che soggiornano regolarmente in uno Stato membro”.

Bonus bebè: Sentenze e diritto alla prestazione

Recentemente, molteplici Tribunali del lavoro hanno accolto i ricorsi promossi da genitori extracomunitari che avevano impugnato il diniego del bonus bebè, rinvenendo, in tali provvedimenti negativi, gli estremi della violazione delle norme comunitarie in materia di divieto di discriminazione tra lavoratori.

La norma, secondo i Giudici non è sottoposta ad alcun tipo di limite o condizione e, pertanto:

  • lo Stato non deve svolgere alcuna attività per applicarlo;
  • è immediatamente precettiva e il suo contenuto prevale su qualsiasi norma nazionale di segno opposto che, ove esistente, deve essere disapplicata dai Giudici nazionali. 

In merito il Tribunale di Bergamo ha affermato, con riferimento alle difese dell’INPS “Se la legislazione nazionale pone lo straniero in una situazione di svantaggio rispetto al cittadino italiano realizza una forma di discriminazione oggettiva, sanzionabile a prescindere dalla convinzione soggettiva di chi la attui, di agire in applicazione della stessa. D’altra parte l’obbligo di applicazione diretta della norma comunitaria grava su tutti gli organi dello Stato, ivi comprese le pubbliche amministrazioni.

Inoltre, sempre il Giudice di Bergamo ha affermato che “condizionare il riconoscimento del bonus bebè, ai figli di cittadini di stati extracomunitari, al possesso … del permesso di soggiorno di lungo periodo, crea una disparità di trattamento fra cittadini italiani e stranieri che, nel caso in cui questi ultimi siano anche “lavoratori”:

La coppia che ha presentato il ricorso, sono stranieri legalmente soggiornanti in Italia e lavoratori, secondo quanto previsto nella direttiva UE.

Bonus bebè: ripensamenti dell’INPS 

Viste le varie sentenze dei Tribunali, l’Inps, pur mantenendo la sua posizione ufficiale che nell’applicazione della norma, detiene la necessità del permesso di soggiorno di lunga durata quale requisito di fruizione del bonus bebè, sembra iniziare a valutare i casi concreti.

Il tribunale di Milano, ha riconosciuto, in autotutela, la liquidazione dell’assegno di natalità ad un nucleo familiare nel quale il richiedente era in possesso del permesso unico di lavoro e non del permesso di soggiorno di lunga durata. Ad affiancare i ricorrenti è l’Associazione per la tutela giuridica dei migranti. Finora le sentenze si sono concluse in primo grado.

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