Bonus 160 euro per chi tiene il bambino: come abortire una legge e 50 anni di storia

"Convincere" una donna a non abortire con un bonus di 160 euro al mese

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Sta facendo scalpore il bonus di 160 euro approvato a Iseo. Perché la decisione di un Comune di neanche dieci mila abitanti sta facendo il giro del web? I 160 euro al mese del bonus sono destinati alle donne che “rinunciano” all’idea di abortire. Ecco perché si è parlato anche di “bonus anti aborto”.

Un bonus anti-aborto

La mozione è stata approvata a maggioranza dopo che l’opposizione ha abbandonato l’aula. Il bonus non è stato ancora stanziato ma prevede 160 euro per 18 mesi a favore delle donne che rinunciano all’idea di interrompere la gravidanza. Nel piano rientrano anche finanziamenti per le associazioni che operano in questo ambito localmente.

“un finanziamento adeguato nei confronti di associazioni operanti sul territorio che abbiano istituito progetti di aiuto alla vita nascente, quali ai Centri di Aiuto alla Vita (Cav) e i Movimenti per la Vita (Mpv)”

Con 160 euro torniamo negli anni Settanta

Non si discute in questa sede se essere personalmente favorevoli o contrari all’aborto. Si mette in dubbio l’opportunità che un bonus, in questo caso locale, possa in qualche modo condizionare una scelta che dovrebbe essere garantita per legge. Nessuna donna arriva ad una simile decisione con leggerezza. E’ un percorso difficile. Se il vostro matrimonio stesse fallendo inesorabilmente accettereste di non divorziare per 160 euro al mese?

Un bonus simile, aldilà della propria opinione personale sull’aborto, non fa che minare ulteriormente un diritto sancito dalla legge 194/78 e già applicato in modo non uniforme per via dei medici obiettori di coscienza.

Per ridurre il numero di aborti bisognerebbe piuttosto investire su corsi di educazione sessuale e di prevenzione, nei consultori e nelle scuole.

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