Bonus 800 euro 2021, che cosa succede se si chiude la partita IVA durante i mesi di erogazione

Bonus 800 euro 2021, che cosa succede se si chiude la partita IVA durante i mesi di erogazione? Tutto quello che c'è da sapere per non commettere errori.

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Bonus 800 euro 2021, che cosa succede se si chiude la partita IVA durante i mesi di erogazione

Per il bonus 800 euro 2021, che cosa succede se si chiude la partita IVA durante i mesi di erogazione? Perché per l’accesso ai bonus di Stato è bene fare sempre attenzione al rispetto di tutte le condizioni e di tutti i requisiti. Altrimenti può scattare non solo l’obbligo di restituzione. Ma si può incorrere pure in sanzioni anche pesanti.

Bonus 800 euro 2021, che cosa succede se si chiude la partita IVA durante i mesi di erogazione

Al riguardo è bene fare subito chiarezza. In quanto per l’ISCRO, che è l’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa, la partita Iva non si può chiudere. E questo perché l’aiuto da 250 a 800 euro, per i professionisti con partita Iva, non ha come funzione quella di essere un ammortizzatore sociale per cessata attività.

Ovverosia, proprio quando si dovesse chiudere la partita Iva mentre l’erogazione del bonus 800 euro è in corso. In tal caso, inesorabilmente, non solo l’erogazione dell’indennità cesserà. Ma scatterà pure l’obbligo di restituzione.

Cos’è ISCRO, l’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa

Per il triennio 2021-2023, a favore dei liberi professionisti con partita Iva, l’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa (ISCRO) è una misura di sostegno economico. Si tratta, nello specifico, di una misura che, ai tempi del Covid-19, è stata introdotta in maniera sperimentale per i professionisti con partita Iva iscritti alla gestione separata dell’INPS e non pensionati, ma non per tutti.

In quanto per l’accesso al bonus fino a 800 euro mensili, occorre rispettare e certificare il calo di fatturato. Precisamente, un reddito da attività di lavoro autonomo inferiore di almeno il 50%. Rispetto alla media dei tre anni precedenti. E comunque non superiore superiore alla soglia rivalutabile di 8.145 euro.

Al pari della maggioranza delle indennità Covid, pure per l’ISCRO il libero professionista deve presentare la domanda all’INPS. All’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale entro il 31 ottobre di ogni anno. Il titolare di partita Iva dovrà tra l’altro autocertificare il calo dei redditi subito. Dopodiché, i controlli sul possesso dei requisiti saranno verificati dall’Agenzia delle Entrate.

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