Bonus 110% per pensionati: la cessione del credito conviene se si pagano poche tasse?

Detrazione del bonus 110% in 5 anni o cessione del credito: la scelta potrebbe dipendere anche da quante tasse si pagano

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Si parla tanto di cessione del credito e sconto in fattura, che sicuramente rappresentano due aspetti interessanti e innovativi del bonus 110%. Ma chi opta per la più tradizionale detrazione in cinque anni che cosa dovrebbe sapere? Ce ne siamo occupati in questo articolo. Cerchiamo di riprendere e approfondire l’argomento rispondendo al quesito.

Buongiorno Alessandra,
Ho letto il suo articolo e le chiedo cortesemente un chiarimento. Premetto che sono un contribuente con solo redditi da pensione e da proprietà dell’abitazione principale e usufrutto delle due abitazioni di proprietà delle mie due figlie, questo per chiarire la mia posizione fiscale, e cioè che ho pochissime imposte da pagare ogni anno, sicuramente inferiori alle detrazioni di cui già usufruisco per lavori di recupero edilizio che ho fatto nel corso degli ultimi anni e che ogni hanno puntualmente mi danno diritto al relativo rimborso.
Ora desidero fare dei lavori Importanti per i quali è prevista l’agevolazione in oggetto che utilizzerei portando in detrazione nel 730 In cinque anni l’intero importo dei lavori +10% e, considerato quanto sopra, mi aspetterei di recuperare tale importo integralmente. Qui arriva il dubbio indottomi dal suo articolo: lei parla di “capienza fiscale”, ma cosa intende? Vista la mia situazione vuol dire che non recupero alcun importo? Prima o poi il fisco mi chiederà dei rimborsi per quanto già percepito?
Io pensavo che solo per i crediti di imposta valesse la regola che se in un anno non sufficienti imposte da compensare con il credito d’imposta maturato, la parte eccedente di credito verrebbe persa.
Mi scusi se mi sono dilungato, ma potrebbe per cortesia chiarire i miei dubbi. Grazie!

Bonus 110% in detrazione in 5 anni: cosa sapere sulla capienza fiscale e rimborsi

Quando si parla di bonus 110% in realtà propriamente ci si riferisce alla detrazione fiscale in 5 anni.
Quando il credito viene ceduto, infatti, si dovrebbe parlare più propriamente di bonus 100% per il committente dei lavori perché questi ultimi saranno si gratis ma di fatto non si guadagna un 10% in più.
C’è un aspetto importante da considerare prima di intraprendere questa strada: chi non trova la ditta che accetta lo sconto in fattura, chi ha liquidità per fare i lavori e magari è attratto dalla possibilità di recuperare anche un 10% potrebbe pensare di optare per la detrazione in 5 anni. Tuttavia, se non si valuta con attenzione la propria capienza fiscale, si rischia non solo di non ottenere quel dieci percento in più ma anche di dover rinunciare a parte della detrazione che spetterebbe.
Il riferimento legislativo è al comma 3 dell’art. 121, D.L. n. 34/2020, che recita testualmente, “il credito d’imposta è usufruito con la stessa ripartizione in quote annuali con la quale sarebbe stata utilizzata la detrazione“. In altre parole la quota di credito d’imposta che non si riesce ad utilizzare durante l’anno non può essere beneficiata negli anni successivi, e non può essere neppure chiesta a rimborso.
Questo vale per i proprietari di casa che commissionano i lavori ma anche, nel caso di sconto in fattura e cessione del credito, anche le aziende dovranno verificare questo aspetto. Se non c’è possibilità di utilizzare il credito in compensazione, la residua quota annuale si perde. Non c’è possibilità di richiedere il rimborso in forma monetaria del credito d’imposta.
Sostanzialmente quindi le opzioni per non perdere il credito di imposta sono due:
– utilizzo in compensazione;
– cessione ad altri soggetti.
La scelta dipenderà da fattori come la disponibilità di liquidità ma inevitabilmente si deve considerare anche la capienza fiscale.
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