Bonifici al figlio che non lavora: si rischiano controlli del Fisco?

Fare bonifici al figlio che non lavora espone al rischio di accertamenti fiscali? Che cosa scrivere nella causale?

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Fare bonifici al figlio che non lavora espone al rischio di accertamenti fiscali? Che cosa scrivere nella causale?

I bonifici tra parenti sono a rischio di accertamento fiscale o, visto il grado di parentela, si tratta di trasferimenti esenti da questi controlli? Rispondiamo al dubbio di un lettore che ha fatto più bonifici al figlio rimasto a Milano in quarantena e senza entrate. L’attenzione dovrebbe riguardare soprattutto la causale, che andrebbe specificata. Tutta l’eventuale documentazione comprovante la ragione del bonifico andrebbe conservata per sette anni.

“Salve, vi scrivo perché sono titubante e timoroso di accertamenti fiscali pur non essendo un evasore. Vi spiego la mia situazione: mio figlio studia a Milano e, dal momento del lockdown è rimasto li. Prima lavorava in nero come camerieri per sostenersi negli studi e quindi, da quando è iniziata l’emergenza coronavirus in Lombardia, come molti nella sua situazione, è rimasto senza entrate. Tuttavia continua a dover pagare affitto (e gli affitti a Milano non sono certamente bassi), tasse universitarie e altre spese a rate per le quali si era impegnato prima della pandemia del Covid-19. Per fortuna la nostra attività di famiglia in Abruzzo, sebbene con grosse perdite, continua ad andare avanti grazie alle consegne a domicilio. Siamo noi quindi ad aiutarlo nel possibile e, da inizio marzo, tutte le settimane gli facciamo un bonifico non potendolo vedere chiaramente o incontrare. Inoltre ad inizio aprile, in vista del suo compleanno e della Pasqua abbiamo fatto bonifici più consistenti, due trasferimenti sopra i mille euro che includono i regali da parte dei fratelli e della nonna. Ora, poiché l’emergenza si prolunga, inizio a temere accertamenti fiscali a causa dei movimenti sul conto. Purtroppo mio padre ha trascorso la vita vittima di accanimenti di Equitalia e questo è il mio timore: diventare una vittima mio malgrado pur non essendo un evasore. E’ un timore concreto? La prego mi tranquillizzi”. 

Bonifici e trasferimenti di soldi non dichiarati: chi rischia di più

Versamenti e accrediti non sono esenti da controlli fiscali.

Questi ultimi si concentrano in particolare sui movimenti in entrata, se non dichiarati.
Dunque a rischiare è più chi riceve il denaro che chi lo invia anche se, intuitivamente, il controllo si estenderà poi anche al secondo indirettamente. La prova per giustificare la ragione del bonifico sta in primis nella causale, che dovrà essere il più accurata possibile. Ricordiamo che gli accertamenti fiscali possono essere retroattivi fino a sette anni.

Tendenzialmente i genitori sono liberi di aiutare i figli. Se si tratta di bonifici di qualche centinaio di euro, magari sporadici, non si deve temere nulla. Soprattutto in questo periodo di crisi sono in molti a trovarsi nella sua stessa situazione. Tuttavia, è sempre preferibile specificare la motivazione alla base del trasferimento di denaro. Se uno dei due familiari ha un’impresa, come in questo caso, la verifica del fisco potrebbe essere ancora più attento perché potrebbe sorgere il controllo di transazioni in nero. Per difendersi dai controlli, la maniera più sicura è sempre quella di attenersi alla regole di tracciabilità di pagamenti.

Vi invitiamo anche ad approfondire l’argomento leggendo l’articolo al link che segue:

Come prestare denaro ai figli senza rischiare controlli fiscali

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