Bollo auto: aumenti dell’imposta a livello europeo allo studio

La Ue propone di pagare il bollo auto in base ai chilometri percorsi secondo il principio “chi più inquina, più paga”. Vantaggi e svantaggi della riforma.

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La Ue propone di pagare il bollo auto in base ai chilometri percorsi secondo il principio “chi più inquina, più paga”. Vantaggi e svantaggi della riforma.

Aumenterà il bollo auto? Il timore degli italiani verso l’aumento della più odiata tassa, dopo il canone RAI, potrebbe presto o tardi concretizzarsi in realtà. Il governo non lo vorrebbe, ma ai piani alti di Bruxelles si sta studiando il modo per colpire chi inquina di più e quindi utilizza di più l’automobile o la moto.

E l’Italia è il Paese europeo con il più alto tasso di possesso di auto per abitante.

Tutto si dovrebbe sviluppare in funzione della difesa dell’ambiente e della decongestione delle grandi aree metropolitane dove si concentra il maggior tasso di inquinamento. La Commissione Trasporti dell’Unione Europea sta infatti studiando un metodo per legare la tassa sulla proprietà degli autoveicoli e motoveicoli all’effettivo utilizzo degli stessi in maniera tale che chi più li utilizza, più paga. E questo non vale solo per l’Italia, ma per tutti gli stati membri che applicano l’imposta.

Bollo auto a consumo

Il principio sarebbe quello di far scattare dal 2026 un meccanismo che, non solo punisce chi inquina di più, ma che premia anche chi l’automobile la utilizza poco. Non solo, il bollo auto verrebbe tarato anche sul tipo di autovettura rendendo l’imposta esente per chi utilizza veicoli elettrici o ibridi, per chi possiede automobili a benzina piuttosto sto che diesel. Il tutto dovrebbe quindi essere accertato e verificato, almeno dal punto di vista del chilometraggio, da una scatola nera che registra la percorrenza annuale del veicolo. Insomma, un sistema abbastanza complesso che però dovrebbe rendere più giusto il pagamento del bollo auto, perché così com’è concepito in Italia appare iniquo. L’dea, alla fine, sarà quella di rendere omogenea la tassa fra i diversi Stati europei rendendo uguali gli importi da pagare.

Si pagherà in base ai chilometri percorsi

Più nel dettaglio, oltre alla potenza in Kw, si dovrà tenere conto del chilometraggio e del tipo di veicolo inquinante. In altre parole, chi possiede un’auto di nuova generazione e la utilizza con parsimonia potrebbe versare meno rispetto a chi ha veicoli più datati e che percorrono molti chilometri di strada. Una vera e propria rivoluzione che, secondo le intenzioni della Ue, potrebbe divenire realtà dal 2026. Una proposta che non si discosta molto dalle intenzioni del governo Conte I. A giugno 2019 il Presidente del Consiglio ha sottoscritto a Torino il così detto “Protocollo Aria Pulita“, strumento d’azione contro l’inquinamento atmosferico, che prevede anche di introdurre per i veicoli a motore il criterio del “bonus malus” allo scopo di disincentivare l’utilizzo di mezzi ad alte emissioni inquinanti.

Le preoccupazioni degli automobilisti

Tuttavia, sono molti gli scettici verso una simile riforma. In primo luogo perché i chilometraggi sono legati al consumo dei carburanti e pertanto basterebbe far ricadere l’imposta sul prezzo della benzina o del diesel se proprio si volesse agire in tal senso. In secondo luogo, far pagare il bollo in base ai consumi porterebbe agevolare coloro che vivono in località dove la rete di trasporto pubblico risulta efficiente e capillare, discriminando invece coloro che sono costretti a spostarsi in auto anche per le piccole commissioni. E questo senza guardare al reddito, al punto che per un’auto di lusso poco utilizzata si rischia di pagare meno che per una utilitaria necessaria per gli spostamenti quotidiani. Pertanto il fatto che una simile decisione possa di fatto premiare o agevolare i proprietari di auto, rischia di fare cilecca.

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