Blocco licenziamenti sì o no, i dubbi del governo

Bloccare ancora i licenziamenti per evitare la bomba sociale della disoccupazione. Il governo vincola il ricorso alla Cigs al mantenimento del posto di lavoro.

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Bloccare ancora i licenziamenti per evitare la bomba sociale della disoccupazione. Il governo vincola il ricorso alla Cigs al mantenimento del posto di lavoro.

Il blocco dei licenziamenti potrebbe proseguire nel 2021. Ma sarà legato all’uso della cassa integrazione straordinaria. In altre parole, se l’azienda chiederà aiuti allo Stato non potrà licenziare.

E’ questa l’equazione su cui il governo punta i piedi per concedere la Cigs e al contempo difendere l’occupazione. Un patto che non può rimanere disatteso stante il periodo di crisi del mercato del lavoro.

Del resto, non si possono concedere aiuti pubblici alle imprese e allo stesso tempo finanziare la Naspi perché le stesse licenziano i dipendenti. O una cosa o l’altra.

Sindacati: no licenziamenti finché c’è crisi

Anche per i sindacati il blocco dei licenziamenti deve rimanere legato all’uso della cassa integrazione straordinaria. Chi licenzia, al contrario, non potrà beneficiare del ricorso alla Cigs. Di parere opposto Confindustria e il mondo imprenditoriale che vorrebbe lo sblocco dei licenziamenti, ma allo stesso tempo lasciarsi aperta la possibilità di ricorrere agli ammortizzatori in futuro.

E’ su questa distinzione non di poco conto che si gioca la trattativa in corso tra Confindustria e i sindacati. In mezzo – scrive Repubblica – la disponibilità del governo a finanziare altre 18 settimane di Cigs, confermata dalla ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, e una “riflessione” in corso sui termini di proroga del blocco dei licenziamenti.

Una disponibilità sostenuta anche dall’arrivo, come annunciato dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, dei primi 10 dei 27 miliardi che l’Italia incasserà in prestito (a tassi negativi) dal programma Sure.

Blocco licenziamenti fino al 31 gennaio 2021

Sulla proroga dei licenziamenti l’ultima parola spetta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha convocato i leader di Cgil, Cisl e Uil per domani alle 16h00.

Una settimana fa i sindacati hanno respinto l’offerta del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri di prorogare il blocco dei licenziamenti per tutto il periodo di emergenza, fino al 31 gennaio 2021.

Sicuramente il governo intende evitare l’esplosione dei conflitti, bilanciando la tutela del posto di lavoro e la necessità delle imprese di innovarsi. D’altra parte neanche Confindustria si trincera in un no assoluto a una proroga del blocco. E’ emersa dagli incontri informali con alcuni ministri titolari del dossier (non c’è stata ancora una convocazione formale da parte del governo) e dagli interventi degli ultimi giorni del presidente Carlo Bonomi una disponibilità a valutare nuovi termini, purché però siano strettamente legati all’uso della cassa Covid. Una posizione condivisa da Italia Viva.

Anche i sindacati parlano di proroga del blocco dei licenziamenti per tutte le nuove 18 settimane di Cigs, e quindi fino alla fine di marzo, ma con un distinguo importante:

“gli imprenditori dicono “se uso la cassa, non licenzio” – spiega Tania Scacchetti, segretaria confederale Cgil-. Noi invece diciamo che se c’è la cassa non può esserci in questo momento la possibilità di scegliere tra l’uso degli ammortizzatori sociali e il licenziamento, anche perché c’è la possibilità di licenziare se le condizioni dell’azienda lo richiedono“.

Blocco licenziamenti, problema solo rimandato

Le imprese vorrebbero però tornare a licenziare (e ad assumere) liberamente. Il bavaglio imposto dal governo – secondo gli imprenditori – mina la libertà di azione del mondo produttivo. Alle imprese in crisi è stato imposto il divieto di licenziare il che potrebbe anche essere visto come un intervento risolutivo per difendere l’occupazione. Ma non lo è. Gli imprenditori non aspettano altro che sia tolto il divieto di licenziare per lasciare a casa il personale in eccesso. Con ulteriori costi sulle spalle dell’Inps per mobilità e Naspi. Dello stesso avviso anche la CNA che protesta contro l’azione del governo.

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