Azienda all’asta: imprenditore la difende con la ruspa

Imprenditore siciliano sfonda parte del muro dell’azienda finita all’asta di fronte all’ufficiale giudiziario

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Imprenditore siciliano sfonda parte del muro dell’azienda finita all’asta di fronte all’ufficiale giudiziario

Azienda finisce all’asta: l’inizio è comune a molti imprenditori ma Corrado Giuca ha reagito a modo suo e la sua storia sta facendo il giro d’Italia. Una delle tante storie italiane: la sua impresa lavorava a pieno regime, con decine di dipendenti, tasse sempre pagate in modo puntuale, riconoscimenti internazionali; poi la crisi, il crollo della domanda e, improvvisamente, le cartelle esattoriali a portare sull’orlo del baratro, se non dentro, tutti quanti, dall’imprenditore ai suoi lavoratori. La storia di Corrado Giuca è proprio questa, ma con un (momentaneo) epilogo differente. Il capannone della sua azienda, finito all’asta, era stato acquistato per un valore di 400 mila euro, a fronte di un milione e 700 mila euro sborsati da Giuca per acquistarlo. L’ufficiale giudiziario si è quindi presentato la mattina per notificare lo sgombro, quando si è verificato un evento che lo ha costretto ad abbandonare il sito, per tornarci a data da destinarsi.  

Il dramma di un’azienda all’asta

A rendere inutile la presenza dell’ufficiale giudiziario è stato l’intervento di un dipendente dell’azienda che ha fatto partire l’escavatore e ha perforato il muro del capannone, rendendo così impossibile, per il momento, il passaggio di proprietà. Ad assistere alla scena erano presenti anche il sindaco di Pozzallo, Luigi Ammatuna, il sindaco di Niscemi Francesco La Rosa e il Mariano Ferrero, a capo del Movimento dei Forconi. In tutto oltre 200 persone, pronte a ripresentarsi in primavera, quando dovrebbe tornare l’ufficiale giudiziario. Il tutto per difendere una delle tante aziende all’asta, finite così per colpa della “solita storia che si ripete”, definito da Mariano Ferrero un “crimine appoggiato dallo Stato”, perché l’imprenditore era in attesa dell’ultima parte di un finanziamento (per coprire il mantenimento dell’attività e gli stipendi) che però non è mai arrivato causa inadempienza INPS e dunque impossibilità a presentare il DURC.

Sempre secondo Ferrero, tra i colpevoli ci sarebbero gli speculatori e il governo, non avendo quest’ultimo dato valore alle legge sull’impignorabilità dei beni strumentali. Ad unirsi a Giuca anche l’Ascom di Pozzallo, l’associazioni di commercianti associati, che hanno dimostrato il proprio appoggio al titolare dell’azienda venduta all

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