Autotutela: su quali atti si può esercitare?

Quando è possibile mettere in atto l'autotutela?

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Quando è possibile mettere in atto l'autotutela?

L’autotutela rappresenta, nell’ordinamento giuridico italiano, la possibilità per il cittadini di ottenere tutela in maniera autonoma e rappresenta una eccezione all’articolo 2907 del codice civile che stabilisce che la tutela dei diritti è affidata all’attività giurisdizionale.

L’autotutela è consentita, però soltanto in determinati casi ed è un diritto garantito a ogni Ente pubblico per risolvere autonomamente un conflitto di interessi, ovvero emettere provvedimenti che vadano a sindacare la validità degli atti.

L’autotutela può essere decisionale o esecutiva. Nel primo caso l’ente può intervenire con un atti su precedenti provvedimenti adottati, mentre nel secondo caso l’amministrazione dà effettiva attuazione a provvedimenti già emanati.

Con l’autotutela l’amministrazione può intervenire quando si rende conto di aver commesso un errore che leda i diritti del destinatario dell’atto, in questo modo l’amministrazione ha la possibilità di ritirare degli atti emanati per evitare di danneggiare il contribuente nei confronti del quale era stato emesso.

Quando si può procedere con l’attività di autotutela?

  • L’autotutela può essere applicata quando
  • Esiste un errore di persona
  • Esiste un errore logico o di calcolo
  • Esista un errore sul presupposto dell’imposta
  • Sia presente doppia imposizione
  • Qualora l’imposta sia già stata pagata
  • Se non viene presa in considerazione la documentazione sanata nei termini
  • Se sussiste un errore materiale del contribuente che l’amministrazione può facilmente riconoscere.

Quali sono gli atti che possono essere oggetto di autotutela?

  •    avviso di accertamento del tributo.
  •    avviso di liquidazione del tributo.
  •    provvedimento che irroga le sanzioni
  •    ruolo e cartella di pagamento.
  •   avviso di mora.
  •   iscrizione di ipoteca sugli immobili.
  •    fermo di beni mobili registrati.
  •    atti relativi alle operazioni catastali indicate nell’articolo 2 comma 2 del delegato n.
    546 del 1992
  •   rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie ed interessi o altri accessori non dovuti.
  •    il diniego o la revoca di agevolazioni o il rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari.
  •    ogni altro atto per il quale la legge ne preveda l’autonomia impugnabilità davanti alle commissioni tributarie
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