Auto, senza ecobonus settore affonda e posti a rischio

Tonfo immatricolazioni con esaurimento ecobonus. Le associazioni premono per rinnovare gli eco bonus in finanziaria nel 2021.

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Senza ecobonus statali le auto non si vendono più. Prezzi troppo alti rispetto al reddito disponibile degli italiani in tempi di pandemia. Ma soprattutto la svolta verso l’elettrico non può essere incoraggiata senza eco bonus.

Il mercato è fermo. L’emergenza sanitaria e l’esaurimento degli incentivi (ecobonus) destinati al mercato – dicono le associazioni –  fanno crollare gli ordini delle auto e riportano il settore in profonda crisi. Da tutto il Paese giungono segnali allarmanti sulla caduta degli acquisti. Acquisti che, a seconda della zona (gialla, arancione, rossa), si attestano su flessioni variabili, fra il 50 ed il 70%.

Auto, senza ecobonus il mercato affonda

Le associazioni Anfia, Federauto e Unrae in una nota affermano:

“non inserire nel testo della prossima Legge di Bilancio fondi adeguati per il rifinanziamento degli incentivi (econbonus) configurerebbe una gravissima perdita. Sia in termini di strategia economica, sia di visione ambientale per il nostro Paese.

Auspichiamo che in queste ore, nell’ambito delle discussioni parlamentari legate alla legge ci sia spazio per un rinnovo consistente di quanto già approvato con decreto-legge Agosto“.

Con incentivi, meno auto inquinanti

Le misure adottate in estate hanno sostenuto il mercato, favorendo una ripresa dei consumi, ma non solo. Come dimostrano i dati recentemente resi noti da Invitalia, il numero delle rottamazioni a partire dall’entrata in vigore degli ecobonus è cresciuto in maniera esponenziale, confermandone l’efficacia anche sotto il profilo ambientale.

È stato quindi possibile sostenere la ripresa economica del settore auto intervenendo contestualmente con forza sul ricambio del parco circolante a beneficio dell’ambiente. Fa notare Unrae:

“questi incentivi, seppur per un brevissimo arco temporale, hanno dimostrato fin da subito la loro efficacia. Ed è per questo che devono essere riattivati fino a che l’emergenza sanitaria è in atto”.

Le condizioni del settore auto sono critiche.

Senza un forte sostegno per il 2021 è a rischio il 10% del Pil e una parte ingente degli 80 miliardi di gettito fiscale. Soldi che l’automotive garantisce ogni anno all’Erario dei quali lo Stato ha disperato bisogno. Senza contare, soprattutto, le migliaia di posti di lavoro che si perderanno e che si dovranno sostenere con ulteriore cassa integrazione.

Csp, indispensabile rifinanziamento ecobonus

Stando ai dati più recenti, in novembre sono state immatricolate in Italia 138.405 autovetture con un calo dell’8,34% su novembre 2019. Il risultato avrebbe potuto essere molto peggiore dato che l’esaurimento dei fondi per gli incentivi alle vetture con emissioni di CO 2 da 61 a 110 gr/km ha determinato una drastica caduta della domanda. Dato che non emerge pienamente dalle immatricolazioni di novembre perché è stata in parte compensata da tre fattori.

E’ quanto scrive il Centro Sudi Promoter. Il quale aggiunge che il primo è il fatto che novembre 2020 ha un giorno lavorato in più del novembre 2019. E questo in termini di immatricolazioni vale circa il 4,5% del risultato del mese. Il secondo fattore è l’immatricolazione in novembre di autovetture con incentivi prenotate prima dell’esaurimento degli stanziamenti e il terzo fattore è l’immatricolazione ai concessionari (per il mercato dei chilometri zero) di autovetture in giacenza che sulla base della normativa vigente non potrebbero più essere immatricolate come nuove nel 2021. Al netto di questi tre fattori distorsivi il calo delle immatricolazioni in novembre sarebbe stato molto più severo.

Crollo delle prenotazioni a novembre

Dall’inchiesta congiunturale mensile condotta dal Centro Studi Promotor a fine novembre emerge infatti che per il 98% dei concessionari l’affluenza nelle show room è crollata a livelli infimi e per il 92% vi è stato un crollo nell’acquisizione di ordini. Mentre l’indicatore di fiducia degli operatori dell’auto determinato ancora dal Centro Studi Promotor è precipitato, sempre in novembre, a quota 20,90. Un livello talmente basso che si era stato registrato soltanto nelle fasi più acute delle grandi crisi del 1993 e del 2008.

E’ del tutto evidente – sostiene Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor – che non prevedendo, il progetto di Legge di Bilancio all’esame del Parlamento, incentivi per l’auto, è assolutamente necessario, nella conversione in legge del progetto, che le Camere approvino gli emendamenti volti a rifinanziare gli incentivi alla rottamazione.

Tra l’altro, da studi accurati emerge che anche per gli incentivi alla rottamazione del 2020 il costo per l’Erario è stato ampiamente compensato dal maggior gettito Iva sulle vetture vendute. In più ed emerge anche che l’impatto sull’ambiente, in termini di risparmio di CO 2, degli incentivi per le auto ad alimentazione tradizionale è stato superiore a quello degli incentivi alle auto a basso impatto”.

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