Aumento tasse sigarette: possibili conseguenze negative

Aumento tasse sigarette: se il prezzo del tabacco aumenta potrebbero esserci conseguenze negative?

di , pubblicato il
Aumento tasse sigarette: se il prezzo del tabacco aumenta potrebbero esserci conseguenze negative?

Tra le battaglie del ministro della salute Beatrice Lorenzin c’è quella per l’aumento delle tasse sulle sigarette per scoraggiare il vizio del fumo. Ma il conseguente aumento del prezzo del tabacco porterebbe anche ad altre conseguenze di cui si parla poco e che rischiano di rendere l’operazione controproducente. A porre l’accento su questi possibili risvolti spesso sottovalutati è stato il professor Paolo Liberati, docente di Scienza delle Finanze all’Università Roma Tre.

Prezzi sigarette 2016: ecco le marche che costano di più

Se le sigarette costano troppo cala la qualità di quello che fumiamo?

E’ facile prevedere che aumentare le tasse sulle sigarette equivale ad un aumento dei pacchetti. A pagare le spese sono quindi i consumatori. Secondo le stime mediamente se le tasse aumentano di 20 centesimi, gli aumenti del prezzo finale di vendita sui pacchetti di sigarette possono arrivare anche ad un euro. Ottimisticamente si può pensare che questo porti a smettere di fumare ma se così non fosse che cosa potrebbe succedere? Per certi aspetti la domanda di sigarette è rigida e quindi chi è fedele ad una determinata marca di tabacco pagherà, magari controvoglia certo, di più ma non cambierà le sue abitudini. I più drastici forse smetteranno veramente di fumare. Ma tutti gli altri?

Il rischio è che, per risparmiare, non riuscendo a smettere di fumare, i consumatori reagiscano spostandosi su prodotti di scarsa qualità o affidandosi al contrabbando di sigarette.

Tasse sigarette, cosa c’è di sbagliato

Dal punto di vista fiscale peraltro, va detto che le tasse sulle sigarette si compongono di due voci: “una più specifica, che si applica alla quantità di prodotto, e una che si applica al prezzo, al valore del prodotto”. Facendo un paragone con il resto d’Europa, l’Italia è il Paese risulta essere il Paese che applica l’imposta più bassa alla componente a quantità. Invece, anche da un punto di vista teorico, “sarebbe meglio applicare la tassazione più alle quantità, da cui dipende il danno, piuttosto che al prezzo, che non ha influenza sul danno”.

Argomenti: ,