Aumento Iva dal 1 luglio 2013 senza esclusione di colpi

Aumento Iva al 22 e all’11% colpirà soprattutto le famiglie già piegate dalla crisi. Ancora austerità in vista. Quando la crescita?

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Aumento Iva al 22 e all’11% colpirà soprattutto le famiglie già piegate dalla crisi. Ancora austerità in vista. Quando la crescita?
Aumento Iva confermato al 1 luglio 2013. Mesi ancora difficili ci aspettano. Quando la crescita?

Aumento Iva con la legge di stabilità 2013. Altri dolori in arrivo. L’aumento di un punto percentuale dell’Iva ormai è cosa certa che trova conferma anche nell’ultima versione della legge di stabilità 2013.

Aumento Iva dal 1 luglio 2013

Volendo entrare più nello specifico, l’aumento Iva sarà di un solo punto percentuale, passando così dal 21 al 22 per cento ed al 10% all’11. Un aumento Iva dovuto principalmente, come si legge nella relazione tecnica, dalla necessità di reperire risorse. Il valore complessivo della legge di stabilità infatti, nel prossimo triennio è di 11,6 miliardi di euro (-6,6 miliardi per il 2013; -4,1 nel 2014 e -900 milioni nel 2015).

Aumento Iva: gli effetti

Si prospetta quindi un’estate bollente quella che ci attende il prossimo anno, visto che l’aumento Iva scatterà dal 1  luglio 2013, scaricandosi inevitabilmente e inesorabilmente sulla tasche dei cittadini/contribuenti/consumatori. Aumentando entrambe le aliquote Iva significherà vedere crescere il prezzo dei beni e dei servizi, con un’ovvia contrazione dei consumi, che a sua volta, inciderà negativamente sulle vendite e, quindi, sul gettito tributario, non solo sul versante delle imposte indirette, ma anche di quelle dirette. Un circolo vizioso senza fine è quello che si andrebbe a innescare. Altro che fuoriuscita dalla crisi quindi: quello che si prospetta sono mesi ancora contrassegnati dal rigore e dall’austerità.

 L’allarme delle associazioni dei consumatori

Tutti i beni saranno coinvolti dagli aumenti dei prezzi, tranne, finora è il caso di dirlo, i generi di prima necessità (per esempio, latte fresco, latticini, ortaggi freschi, frutta, pane, pasta), la prima casa e l’editoria, ossia i beni e servizi ai quali si applica l’aliquota minima del 4%.

A fare le stime dei rincari ci ha pensato un’importante associazione dei consumatori, il Codacons, che ha stimato un impatto medio degli aumenti sulle famiglie italiani, oscillante tra lo 0,7% e l’1,10. “Temiamo possano verificarsi fenomeni speculativi e arrotondamenti selvaggi dei prezzi, che porterebbero le famiglie ad un aggravio si spesa che il Centro Studi Codacons stima in almeno 378 euro a famiglia”, afferma il Presidente Carlo Rienzi. Stime queste effettuate considerando il precedente aumento Iva avvenuto a settembre 2011, che ha fatto schizzare l’inflazione dal 2,8% di agosto al 3,4% di ottobre, con un aumento congiunturale, da settembre ad ottobre, dello 0,6%, dovuto, come riportato dall’Istat, agli “effetti delle misure previste dalla recente manovra finanziaria e, in particolare, dell’aumento dell’aliquota dell’Iva ordinaria al 21%”.

Reazioni politiche

E’ il caso di segnalare anche le reazioni politiche all’aumento Iva, deciso con la legge di stabilità 2013. Per il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, «fin da ora deve essere chiaro che il provvedimento così come uscito dal Consiglio dei ministri non è accettabile». Soprattutto perché la decisione di aumentare di un punto l’Iva «rischia di pesare oltre modo sui bilanci della singole famiglie, vanificando l’intervento sull’Irpef». Dal fronte opposto, in una insolita consonanza, il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, accusa Grilli «di difendere l’indifendibile»: il disegno di legge «non riduce la pressione fiscale, ma la redistribuisce a svantaggio di chi è in maggiori difficoltà». Poco o niente cambierebbe, a suo parere, con le limature del Governo di cui si parla, fra aperture e smentite dell’ultima ora. I capisaldi della manovra di finanza pubblica restano inalterati («si aggravano le iniquità e gli effetti recessivi sui consumi delle famiglie») e per Fassina non esiste altra via d’uscita che «la cancellazione» dell’aumento dell’Iva e assieme del taglio dell’Irpef.

 

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Argomenti: Tasse e Tributi