Attacchi epilettici a lavoro e invalidità: conta la frequenza o l’intensità?

L'epilessia dà diritto alla 104 o altre agevolazioni sul lavoro, in particolare sul computo dei giorni di malattia? Facciamo chiarezza sulla normativa e sulle possibili novità.

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L'epilessia dà diritto alla 104 o altre agevolazioni sul lavoro, in particolare sul computo dei giorni di malattia? Facciamo chiarezza sulla normativa e sulle possibili novità.

Chi soffre di attacchi epilettici ha diritto all’invalidità e altre agevolazioni sul posto di lavoro? Rilevano la frequenza e/o l’intensità delle crisi convulsive epilettiche? L’epilessia è un mondo ancora in gran parte da scoprire: la medicina non è riuscita ancora a trovare una causa scatenante esatta che spieghi l’origine della patologia (nè di conseguenza a trovare la cura). Cerchiamo di fare chiarezza sul fronte normativo. Che cosa prevede la legge per la tutela dei soggetti epilettici?

L’epilessia può dare diritto all’invalidità e accompagnamento?

L’invalidità non dipende solo da menomazioni fisiche. Potrebbe essere determinata anche da una condizione neurologica che può minare la capacità lavorativa.

L’epilessia è stata inserita nella tabella delle malattie invalidanti di tipo neurologico rilevanti per il riconoscimento dell’invalidità. Proprio la mobilità, infatti, può essere compromessa per chi soffre di attacchi epilettici (per il rilascio della patente, infatti, è richiesto il superamento della visita neurologica: il dottore dovrà rilasciare un certificato che andrà sottoposto ad una Commissione medica competente. Idem per il rinnovo).

Sul fronte lavoro molti soggetti epilettici lavorano senza nessuna complicazione. In Italia, tuttavia, manca ancora oggi un quadro normativo dettagliato.

L’invalidità civile, una volte certificata, dà diritto all’accesso ad alcune agevolazioni economiche e socio-sanitarie.

Per quanto concerne la frequenza degli attacchi epilettici, si distingue tra

  • epilessia generalizzata con crisi plurisettimanali o quotidiane: diritto ad una invalidità fissa del 100%. Tale percentuale scende al 40% se la patologia è sotto controllo per trattamento e si verifica mensilmente e al 20% quando, sempre grazie alla cura, gli episodi si manifestano a cadenza annuale;
  • L’epilessia localizzata, invece, non ha una percentuale fissa di invalidità in caso di crisi settimanali o quotidiane, ma varia da una minima del 91% al una massima del 100%.

Sotto la percentuale del 33% non scattano i diritti e le agevolazioni lavorative. Ecco perché molti lavoratori epilettici sono esclusi dagli aiuto statali.

Di recente la Cassazione è tornata sull’argomento intervenendo sul ricorso di una donna alla quale era stata revocata l’indennità di accompagnamento sull’assunto che la frequenza di attacchi della donna non era tale da giustificare un’assistenza continua. Stando ad una sentenza precedente, in effetti, pareva doversi interpretare come se l’accompagnamento dovesse essere concesso solo a chi aveva problemi di deambulazione o non poteva svolgere attività quotidiane. La Corte Suprema, invece, ha ribaltato la prospettiva sostenendo che, per determinare l’accompagnamento, non va considerata solo la frequenza delle crisi epilettiche, ma l’effettiva incidenza che tali attacchi producono nella vita del paziente. Se lo stato morboso condiziona il regolare svolgimento delle azioni quotidiane, allora potrebbe essere riconosciuta l’invalidità al paziente epilettico.

Risale allo scorso anno un disegno di legge a firma dei senatori Errani e De Petris per tutelare maggiormente i diritti degli epilettici, in base al grado di gravità. Non ci addentriamo in questa sede sulle novità che potrebbe apportare perché non è ancora in programma la discussione del testo.

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