Aspettativa dal lavoro retribuita e non: tutti i casi in cui è possibile chiederla

L’aspettativa da lavoro può essere richiesta per una serie di motivi: ecco quando è retribuita e quando no

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L’aspettativa da lavoro può essere richiesta per una serie di motivi: ecco quando è retribuita e quando no

L’aspettativa, retribuita o non a seconda dei casi, è un diritto di lavoratori pubblici e privati. Esiste però una casistica precisa in cui la domanda è ammessa.

Aspettativa elezioni politiche e cariche pubbliche

Chi viene eletto per rivestire cariche politiche pubbliche ha diritto all’aspettativa non retribuita per tutta la durata del mandato. Le cariche previste sono: membri del Parlamento Europeo o Nazionale e delle assemblee regionali, sindaci, assessori, consiglieri comunali, provinciali o di comunità montane e unioni di comuni.  

Dottorato di ricerca e assenza da lavoro

E’ giustificata l’assenza da lavoro del dipendente pubblico per seguire un dottorato di ricerca previa autorizzazione della PA presso cui è assunto. Il dottorato può essere con borsa o senza borsa. In questo secondo caso l’aspettativa è retribuita.

Avvio attività: aspettativa dal lavoro

Se il lavoratore dipendente pubblico decide di avviare un’attività professionale o imprenditoriale può chiedere un periodo di aspettativa per un periodo massimo di 12 mesi (anche frazionati). Il periodo però non è retribuito e non concorre ai fini dei contributi pensionistici.

Aspettativa da lavoro non retribuita: tutti i casi

Ci sono altre fattispecie generiche che prevedono il riconoscimento dell’aspettativa da lavoro non retribuita:

  • tossicodipendenza e riabilitazione
  • motivi personali e/o familiari
  • formazione (per titoli di studio o attività didattiche diverse da quelle finanziate dal datore di lavoro)
  • ricongiungimento con il coniuge all’estero (per dipendenti pubblici)
  • volontariato (è l’unica di queste ultime ipotesi in cui l’assenza da lavoro è retribuita ma non deve superare limiti temporali prestabiliti ovvero 90 giorni l’anno, di cui 30 consecutivi, in casi di calamità e catastrofi e 30 giorni annui complessivi in caso di simulazioni.
    Il datore di lavoro può chiedere il rimborso all’autorità di protezione civile competente territorialmente entro massimo due anni).</li

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