Apertura partita Iva in aumento tra i giovani. Perchè?

Apertura partita Iva in crescita lo scorso anno, specie negli under 35 anni, ma cosa si cela dietro questo aumento di ditte individuali?

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Apertura partita Iva in crescita lo scorso anno, specie negli under 35 anni, ma cosa si cela dietro questo aumento  di ditte individuali?

Apertura partita Iva in crescita lo scorso anno secondo i dati ufficiali forniti dal Dipartimento delle Finanze con il suo Osservatorio nazionale sulle partite Iva. Ma non è un dato sempre positivo se pensiamo alle false partite Iva.

Apertura partita Iva? I dati del Dipartimento Finanze

Tra gennaio e dicembre del 2012 sono state aperte  circa 549.000 nuove partite IVA, in crescita del 2,2% rispetto all’anno precedente.  Nel dettaglio, lo studio condotto contiene delle informazioni riguardanti i dati statistici relativi all’apertura delle nuove partite IVA di imprese e professionisti, comunicate all’Amministrazione  Finanziaria attraverso i modelli AA7 (Soggetti diversi dalle persone fisiche) o AA9 (Imprese individuali e lavoratori autonomi), e memorizzate nelle banche dati dell’Anagrafe Tributaria. I dati pubblicati sono estratti dalle banche dati dell’Anagrafe Tributaria con cadenza mensile e presentano una fotografia del contesto, aggiornata a due mesi precedenti la data di pubblicazione dei dati e  presentano, in forma aggregata, i dati più significativi delle partite IVA aperte nel periodo di riferimento, come ad esempio l’attività economica in cui operano, ovvero inerenti ai soggetti titolari, come ad esempio la natura giuridica o le informazioni di carattere demografico.

Apertura partita Iva, + 2% nel 2012

Ciò che emerge è un aumento nel 2012 dell’apertura delle partite Iva, specie da giovani under 35 anni che aderiscono al regime dei minimi. ( Si veda per maggiori dettagli il nostro articolo Apertura partita Iva con il regime dei minimi. La riforma Fornero svela le false).

Il lato oscuro del boom, le false partite Iva

Il dato però non è certo positivo se si pensa che, molto spesso dietro ad una partita Iva, non c’è una ditta individuale ma una persona fisica “costretta” ad aprire una partita Iva per poter lavorare, una sorta di compromesso che a volte si raggiunge tra datore e lavoratore o altre volte un vero e proprio ricatto, nonostante il pugno di ferro, finora promesso ma non ancora portato avanti, dalla riforma Fornero (si veda il nostro articolo False partite Iva, controlli solo dal 2014).

La riforma Fornero ha infatti previsto che i titolari di partita Iva si presumono collaboratori a progetto e in assenza dei requisiti si presumono subordinati qualora si realizzino almeno 2 delle seguenti condizioni:

1 –  la collaborazione con il medesimo committente abbia una durata complessiva superiore a 8 mesi annui per 2 anni consecutivi;

2- il corrispettivo derivante da tale collaborazione costituisca più dell’80% dei corrispettivi annui complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco di 2 anni solari consecutivi;

3 – il collaboratore disponga di una postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente.

 

 Tuttavia questo pugno di ferro partirà solo dal 2014. Nel frattempo non c’è alcun controllo e in un grave momento di crisi economica, dove il lavoro latita e quello che ancora sopravvive è strozzato da un carico fiscale senza uguali in Europa, l’unico strumento per far lavorare legalmente specie i giovani è chiedergli di aprirsi una partita Iva. Ipotizzabile l’aumento del lavoro in nero quando partirà la stretta sulle false partite Iva della riforma Fornero, se tutte le tasse che gravano sul lavoro non si abbasseranno. E saremo di nuovo al punto di partenza.

 

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Argomenti: Partita Iva