Anticipo TFS statali, i militari non possono chiederlo

Esclusi dal TFS anticipato i militari e tutti i dipendenti pubblici che vanno in pensione anticipata. Una circolare Inps spiega la disparità di trattamento.

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Esclusi dal TFS anticipato i militari e tutti i dipendenti pubblici che vanno in pensione anticipata. Una circolare Inps spiega la disparità di trattamento.

Il tanto agognato anticipo TFS per gli statali che vanno in pensione si sta rivelando una trappola. Come si suol dire, il diavolo si nasconde nei dettagli. E oggi, a distanza di mesi dall’entrata in vigore della legge, il quadro della normativa appare più chiaro. E anche limitato.

Come noto il diritto all’anticipo del TFS fino a 45 mila euro tramite banca è stato introdotto dal legislatore solo quest’anno dopo lunghe attese. Dal 2012, infatti, il trattamento fine servizio dei dipendenti pubblici, a differenza del settore privato, viene liquidato dopo 6 mesi. In caso di pensionamento anticipato i mesi diventano 12, mentre per dimissioni si sale a 18.

Una disparità di trattamento rispetto ai dipendenti privati che ha costretto il legislatore a intervenire. Le banche possono infatti concedere fino a 45 mila euro di anticipo in caso di necessità immediata. Anche se dietro il pagamento di interessi e costi di istruttoria pratica per il finanziamento.

Anticipo TFS, statali esclusi dalla riforma

Detto questo, però, si scopre oggi che ci sono casi di esclusione. Molti dipendenti pubblici che sono andati in pensione o stanno per andarci, non hanno il diritto all’anticipo. Come spiegato chiaramente dalla recente circolare Inps, la numero 130 del 17 novembre 2020, la buonuscita anticipata è esclusa per tutti i dipendenti del comparto sicurezza e difesa. E’ altresì esclusa la stessa possibilità per le lavoratrici che accedono alla pensione attraverso il meccanismo di “opzione donna”. O per chi esce con “ape sociale”.

Si tratta di un distinguo alquanto strano da comprendere, ma che fa leva su un principio base che coinvolge principalmente i militari e i lavoratori che accedono alla pensione anticipata. Il legislatore, con la riforma inserita nel decreto di Agosto e pubblicata in Gazzetta Ufficiale, ha voluto agevolare, se così si può dire, i pensionamenti di vecchiaia.

Per converso ha penalizzato i pensionamenti anticipati non ritenendoli meritevoli del TFS anticipato.

Il presupposto nasce dal fatto che chi accede al pensionamento anticipato e quindi lascia il lavoro prima, in teoria non ha bisogno di ricevere la liquidazione subito. Mentre a chi lascia il lavoro avendo raggiunto i limiti stabiliti dalla legge per il pensionamento di vecchiaia o anticipata, secondo la riforma Fornero, è riservata la possibilità di ottenere l’anticipo del TFS in banca.

La circolare Inps

Tenuto conto del fatto che vi è comunque disparità di trattamento fra lavoratori pubblici e privati, l’Inps specifica che:

sono esclusi dalla possibilità di ottenere il finanziamento agevolato non soltanto coloro che sono cessati o cesseranno dal servizio senza diritto a pensione, ma anche tutti i dipendenti, ancora in attesa di percepire l’indennità di fine servizio comunque denominata, che accedono o hanno avuto accesso al pensionamento sulla base dei requisiti pensionistici stabiliti da norme diverse da quelle sopra indicate. Pertanto, è escluso dall’applicazione della norma in argomento il personale delle Forze armate, delle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco.

I pensionati di quota 100

Stranamente, però, la legge non include i lavoratori che vanno in pensione con i requisiti previsti per quota 100. Più precisamente, l’anticipo del TFS è concesso agli statali che accedono alla pensione sulla base dei requisiti individuati dall’articolo 24 del DL 201/2011. Cioè 67 anni di età unitamente a 20 anni di contributi o 42 anni e 10 mesi di contributi. 41 anni e 10 mesi le donne. O con la quota 100 (62 anni e 38 di contributi) purché siano andati in pensione prima del 29 gennaio 2019, data di entrata in vigore del citato dl n. 4/2019

Come spiega meglio l’Inps:

la norma è applicabile ai dipendenti pubblici che fruiscono del requisito pensionistico di cui al comma 1 dell’articolo 23 del decreto-legge n. 4/2019 (pensione c.d. quota 100). Nonché a quelli che accedono o che hanno avuto accesso, prima della data di entrata in vigore del decreto in commento, al trattamento di pensione in base ai requisiti di cui all’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2011, n. 214.

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