Andare in pensione seguendo la speranza di vita, ecco perché è davvero ingiusto

La regola di andare in pensione seguendo la speranza di vita si basa su dati e su calcoli statistici. Ma spesso è lontana da quella che è la realtà di chi lavora. Vediamo perché punto per punto.

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Andare in pensione seguendo la speranza di vita, ecco perché è davvero ingiusto

La regola di andare in pensione seguendo la speranza di vita si basa su dati e su calcoli statistici. Ma spesso è lontana da quella che è la realtà di chi lavora. Ecco allora, nello specifico, perché la regola della speranza di vita è davvero ingiusta. Perché i tipi di occupazione sono tutti uguali.

E perché mediamente per chi svolge lavori faticosi la speranza di vita è più bassa. Di riflesso, la pensione di vecchiaia per tutti a 67 anni è accettabile se e solo se ci sono nello stesso tempo delle vie d’uscita anticipata dal lavoro. Così come è riportato in questo articolo. E senza dover andare in pensione seguendo la speranza di vita. Una flessibilità che deve partire dal requisito anagrafico dei 62 anni secondo la posizione dei sindacati che martedì prossimo si confronteranno con il Governo italiano a Palazzo Chigi.

Andare in pensione seguendo la speranza di vita, ecco perché è davvero ingiusto

Non a caso i sindacati hanno espresso contrarietà sul passaggio dalla Quota 100 alla Quota 102. In quanto innalzare il requisito anagrafico dai 62 ai 64 anni taglierà fuori dal pensionamento anticipato tantissimi lavoratori. E per molti di questi andare in pensione seguendo la speranza di vita è davvero ingiusto.

Sul ritiro dal lavoro anticipato, senza dover andare in pensione seguendo la speranza di vita, il Governo italiano ha comunque esteso per il 2022 l’Ape Sociale. Una misura che, tra l’altro, è finalizzata proprio a tutelare i lavoratori che sono impegnati in mansioni gravose. Ma l’insoddisfazione dei sindacati resta.

Cosa chiederanno martedì prossimo i sindacati al premier Mario Draghi?

Chiarito perché andare in pensione seguendo la speranza di vita è spesso ingiusto, cosa chiederanno allora martedì prossimo i sindacati al premier Mario Draghi? In poche parole, Cgil, Cisl e Uil chiederanno una riforma delle pensioni che sia degna di questo nome.

Dal rendere l’Ape Sociale strutturale a misure di pensionamento anticipato a 62 anni che, tra l’altro, permettano di evitare il ritorno dello scalone della riforma Fornero. Ma anche la pensione di garanzia per i giovani e per le donne ed incentivi per la previdenza complementare. Nonché l’estensione della platea dei beneficiari della 14esima mensilità.

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