Ammesso il prestito ape volontario se la pensione minima si ottiene solo grazie al datore di lavoro?

Costo Ape volontario: in che modo il datore di lavoro può ridurre la penalizzazione o estendere la platea dei richiedenti il prestito? Nuovi dettagli sull'APE aziendale

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Costo Ape volontario: in che modo il datore di lavoro può ridurre la penalizzazione o estendere la platea dei richiedenti il prestito? Nuovi dettagli sull'APE aziendale

Le forme di uscita anticipata previste dalla riforma sono essenzialmente due: APE volontario e APE social. Nel mezzo però si colloca in realtà una terza tipologia chiamata Ape aziendale. Di cosa si tratta? Sappiamo che il prestito APE volontario ha un costo per il lavoratore. Ebbene il datore di lavoro può rendere meno gravosa o togliere la penalizzazione.

L’anticipo APE viene rimborsato in venti anni. Il datore di lavoro, se sussiste un accordo con il lavoratore in tal senso, può verserà una cifra liberamente determinata fra le parti che dovrà però essere pari almeno all’equivalente della contribuzione volontaria, corrispondente al 33% della retribuzione imponibile delle ultime 52 settimane di lavoro.

Facciamo l’esempio pratico di un dipendente con stipendio lordo di 30 mila euro annui: se il datore di lavoro vuole sostenerlo ed anticipare di tre anni la pensione, dovrà versare all’Inps un contributo non inferiore a 29.700 euro (30mila euro x 3 x 0,33). La cifra sarà conteggiata come incremento del montante contributivo che definisce il valore della quota C di pensione, vale a dire quella calcolata con il sistema contributivo.

Per le imprese il sostegno all’APE volontario sarà uno strumento per favorire il turn over generazionale. Si attendono maggiori indicazioni dal decreto attuativo. Tra i nodi da sciogliere ad esempio resta da capire se il lavoratore può andare in pensione anticipata anche se raggiunge l’importo minimo di 700 euro solo ricorrendo all’ape aziendale con aiuto del datore.

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