Allattamento a rischio: quali lavori danno diritto a rientrare più tardi dopo il parto

Quali lavori sono considerati a rischio per allattamento? In questi casi la donna ha diritto a restare a casa più a lungo dopo il parto?

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Quali lavori sono considerati a rischio per allattamento? In questi casi la donna ha diritto a restare a casa più a lungo dopo il parto?

Lavori particolarmente gravosi o pericolosi possono dare diritto alla maternità anticipata. Non tutti sanno però che esiste anche il cd allattamento a rischio. Di che cosa si tratta e chi può richiederlo? Vediamolo meglio insieme.

Ci sono lavori che, per tipologia di attività o per ambiente, possono dare diritto ad una forma di tutela simile a quella alla quale abbiamo fatto riferimento poc’anzi.

Quali lavori non può fare una donna che allatta?

Più nello specifico i settori professionali considerati non idonei ad una donna che allatta sono:

• gli ambienti ospedalieri (e similari) per via del possibile rischio di contagio con pazienti malati ma anche per l’uso di macchinari potenzialmente pericolosi o con radiazioni e di sostanze nocive;
• l’ambiente industriale, considerato rischioso perché espone i lavoratori a contatto con sostanze chimiche che potrebbero rivelarsi nocive;
• l’ambiente scolastic, in quanto la neomamma si troverebbe a contatto con un’alta percentuale di germi e i batteri trasmessi dai bambini (morbillo, varicella etc). Ancora più delicato il lavoro delle insegnanti di sostegno alle quali può capitare di sottoporsi a sforzi per accompagnare i bimbi che non riescono a deambulare in modo autonomo;
• il settore dell’estetica, parrucchiere in primis, perché durante l’allattamento non si dovrebbe stare a contatto con sostanze sintetiche e chimiche potenzialmente tossiche;
• l’ambiente della ristorazione e quello dell’agricoltura considerati entrambi eccessivamente gravosi per il fisico.

Come chiedere il congedo per allattamento a rischio e quanto spetta

Spetta al medico la redazione della cd “Valutazione del rischio”. Se il lavoro svolto rischia di mettere in pericolo l’allattamento, la donna dovrà essere spostata a mansioni diverse. Qualora questo non sia possibile è prevista l’astensione dal lavoro fino al settimo mese. Trattandosi di un’astensione obbligata questa prevede il riconoscimento del 100% dello stipendio, senza nessuna decurtazione.

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