Alitalia: stipendi salvi, ma l’odissea continua

Pagati in extremis gli stipendi di aprile agli oltre 11 mila dipendenti Alitalia. Strappo con Bruxelles e crisi sempre più evidente.

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Pagati in extremis gli stipendi di aprile agli  oltre 11 mila dipendenti Alitalia. Strappo con Bruxelles e crisi sempre più evidente.

Salvi per ora gli stipendi degli oltre 11 mila dipendenti Alitalia. Il governo ha autorizzato il Tesoro a corrispondere la mensilità di aprile senza attendere il via libera di Bruxelles. E’ stata quindi messa una ulteriore pezza alla drammatica situazione in cui versa la compagnia aerea.

I soldi sono stati stanziati nel decreto covid e prevede lo stanziamento di 50 milioni di euro. Un anticipo, secondo fonti ministeriali, di una parte dei ristori previsti per Alitalia per i manati guadagni del 2020. Rimborso che sono stimati in circa 350 milioni di euro, di cui 195 già assegnati al vettore.

Stipendi Alitalia pagati in extremis

Ma come si è arrivati a questo punto? Il problema riguarda il decollo della newco ITA che tarda ad arrivare.  Come noto, il governo Conte aveva stanziato 3 miliardi di euro per il sostegno della nuova Alitalia (ITA). In cambio, però, la Commissione Ue chiede la cessione di un consistente numero di slot, la riduzione della flotta a 47 aerei, personale più che dimezzato e impossibilità di usare il logo Alitalia per almeno due anni.

Richieste molto pesanti che il governo italiano a guida Draghi non ha accettato. Così la trattativa con Bruxelles langue e il decollo della newco si allontana lasciando Alitalia e i suoi dipendenti nell’incertezza.

Oltre a ciò, ai avvicina la fine del mese quando arriverà, con ogni probabilità, la sanzione per gli aiuti di Stato (1,3 miliardi) concessi ad Alitalia in passato. Insomma, il tempo stringe e il negoziato con Bruxelles, a dispetto dell’urgenza, si avvita su se stesso.

50 milioni salva stipendi

I sindacati plaudono l’azione del governo che si smarca da Bruxelles sul pagamento degli stipendi dei lavoratori Alitalia.

L’anticipo immediato dei fondi per i ristori è servito ad evitare il peggio. Si tratta di circa 50 milioni che consentono di pagare gli stipendi, i fornitori e di evitare di lasciare a terra i pochi aerei, circa 30, che ancora volano.

Ad agire tempestivamente è stato il ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti che ha ottenuto il via libera del Consiglio dei ministri al pagamento degli stipendi di aprile senza l’autorizzazione preventiva della Commissione Ue.

Si è creato però uno strappo con la Ue che non ha ancora autorizzato finanziamenti a favore di Alitalia. E la cosa peserà sulla trattativa per dare vita alla newco Ita, già vista in salita a causa delle distanze fra le parti.

Lo strappo con Bruxelles

Per la prima volta, infatti, il governo ha agito senza aspettare il via libera di Bruxelles alla nuova tranche di ristori Covid. La mossa di Draghi ha sicuramente creato un precedente e rischia di irrigidire ancora di più i rapporti con Bruxelles. Del la stessa DG Competition pare ancora insoddisfatta delle garanzie sulla discontinuità con la vecchia Alitalia fin qui fornite da Ita.

La prova di forza di Roma ha quindi riacceso le speranze dei sindacati verso una soluzione alternativa per Alitalia. Un piano B che prevede di utilizzare i 3 miliardi di euro del Mef per disporre di una flotta più grande. Ma anche di mantenere slot, marchio e attività extra-volo – handling e manutenzione attraverso un affitto da Alitalia o da un’entità terza.

Dalla Ue non arrivano, però, segnali incoraggianti per Alitalia. Anche perché a complicare il quadro permangono forti dubbi sulla compatibilità e l’effetto della concorrenza. Oltre che sui due prestiti ponte di 900 e 400 milioni di euro concessi ad Alitalia nel 2017 e nel 2019.

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