Aliquote Irpef da rifare, Confindustria indica le priorità

Necessario e urgente ridisegnare la progressività delle aliquote Irpef. Confindustria chiede a Draghi di agire in fretta.

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Necessario e urgente ridisegnare la progressività delle aliquote Irpef. Confindustria chiede a Draghi di agire in fretta.

Le aliquote Irpef sono da rivedere. La riforma del fisco è quindi una priorità per il Paese che rischia di restare indietro rispetto al resto d’Europa. Il fisco italiano è iniquo e soffocante per le attività produttive.

A sottolineare la necessità di una veloce e urgente revisione del sistema fiscale italiano è Confindustria all’indomani del confronto con il neonato governo Draghi. Gli imprenditori fanno fatica ad aprire nuove attività a causa della burocrazia e poi finiscono per essere fiaccati da un fisco ingiusto.

Aliquote Irpef da rivedere, fisco da riformare

Emanuele Orsini, Vicepresidente di Confindustria per il Credito, la Finanza e il Fisco, durante un’audizione al Senato, a proposito delle aliquote Irpef, ha detto che

“la progressività va ridisegnata. Con l’Irpef attuale un dipendente che cerca di guadagnare un euro in più finisce col trovarsi in tasca pochi centesimi. O, al limite, col peggiorare la propria situazione complessiva, perdendo bonus e detrazioni.

Per un lavoratore dipendente l’aliquota marginale effettiva sopra i 28.000 euro è di oltre il 31% (quella legale è del 27%). Tra i 35.000 ed i 45.000 euro il prelievo effettivo arriva al 61% a fronte di un’aliquota legale del 38%. Questo sistema è un disincentivo al lavoro e alla produttività“.

Quindi per Confindustria, regolarizzare l’andamento delle aliquote Irpef è una priorità. Nel farlo, va alleggerita la pressione sui redditi medi, eliminando i disincentivi ad aumentare il reddito. In particolare sopra i 28.000 euro, soglia oltre la quale l’attuale modello produce le distorsioni più ampie.

Secondo gli industriali, la soluzione più agevole è ridisegnare i parametri dell’imposta esistente, mantenendo un sistema ad aliquote e scaglioni. Ma riducendo l’ampiezza dei “salti” di aliquota (in particolare tra secondo terzo scaglione) e applicando le detrazioni decrescenti in maniera più lineare rispetto al reddito a partire da 28.000 euro.

Inoltre, devono essere salvaguardate le misure fiscali che incentivano la produttività e il welfare aziendale quali la detassazione dei premi di risultato o la normativa fiscale del welfare aziendale.

Basta coi bonus

Meglio pochi grandi incentivi e una tassazione bassa, che una giungla di bonus minuscoli o per pochi eletti. Il rapporto più recente sulle spese fiscali (2020) censisce 602 agevolazioni a disposizione. La maggior parte operano esclusivamente (o anche) sull’Irpef (196 misure – il 36,7% del totale). L’impatto in termini di mancato gettito è circa 40 miliardi di euro l’anno.

Per le spese fiscali serve una revisione coraggiosa e puntuale sulla base di dati ed evidenze oggettive” – dice Orsini -.  Per ragioni di semplificazione ed equità potrebbe essere eliminata la galassia di “micro agevolazioni”, con importi risibili o manciate di beneficiari e mantenuto un ristretto nucleo di spese fiscali, da classificare in ambiti (casa, famiglia, salute).

Le risorse eventualmente recuperate devono andare integralmente a ridurre la pressione fiscale. Inoltre, le agevolazioni hanno un senso se “vivono” abbastanza da consentire la loro implementazione e fruizione e se hanno un’intensità tale da smuovere i comportamenti desiderati. I superbonus al 110% sono un esempio di questo corretto approccio. Si tratta di una misura potente e utile, ma che andrebbe estesa e rafforzata – consentendo l’accesso anche alle imprese – semplificando l’iter applicativo e la normativa.

Siamo nel pieno di un inverno demografico e il nostro sistema fiscale non supporta abbastanza le famiglie. Devono essere riformate le aliquote irpef e gli altri strumenti per aiutarle, anche ispirandoci ad altri Paesi come Francia e Germania, pur con attenzione poiché entrambi i modelli non sono esenti da critiche“, ha concluso Orsini.

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