Agevolazioni fiscali per gli enti no profit e modello Eas

Tutte le detrazioni fiscali previste per gli enti no profit. La guida sintetica al no profit visto dal lato fiscale

di Alessandra M., redazione Investireoggi.it, pubblicato il
Tutte le detrazioni fiscali previste per gli enti no profit. La guida sintetica al no profit visto dal lato fiscale

In attesa di capire meglio come agirà il taglio delle agevolazioni fiscali preventivato dall’esecutivo, diamo uno sguardo agli incentivi fiscali previsti dallo Stato in materia di volontariato. Inizialmente, in materia di sfoltimento delle agevolazioni, si era previsto una taglio prima del 5 e poi del 20 per cento dell’intero settore delle detrazioni fiscali. Successivamente però si è deciso di graduare le detrazioni secondo la rilevanza sociale, in modo tale da effettuare i tagli su quelle detrazioni che non hanno rilevanza costituzionale o forte impatto sulla società. Le agevolazioni fiscali per il settore no profit, che nel complesso valgono oltre 400 milioni di euro, sono contenute in circa 50 disposizioni di legge, per lo più concentrate all’interno del Tuir.

A questa cifra occorre aggiungere altri 100 milioni di euro, che rappresenta la cifra riconosciuta al no profit in materia di imposta sugli immobili. Tale stima dovrà essere rivista alla luce dell’introduzione dell’Imu e delle nuove esenzioni previste per gli immobili di proprietà di enti non commerciali. Per ora l’esenzione dell’Imu vale per gli immobili destinati esclusivamente allo svolgimento di attività previdenziali, assistenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive purché svolte con modalità non commerciali (in caso di destinazione dell’unità mista, l’esenzione è valida solo per una frazione di fabbricato).

 

Imposte sui redditi: Iva e Irap

In materia di imposte sui redditi la fiscalità prevede diverse misure agevolative. Per alcuni enti si va dalla riduzione a metà dell’Ires per determinati enti  (persone giuridiche che svolgono attività nei settori dell’attività culturale, ricerca scientifica o beneficenza) all’esenzione Ires per le attività non commerciali delle Onlus. Ulteriore agevolazione è disposta dalla legge 398 del 1991 che consente alle associazioni senza scopo di lucro di calcolare l’imposta dovuta in modo forfettario applicando un 3 per cento di redditività  (la norma è valida per le attività commerciali che hanno un fatturato inferiore ai 250 mila euro).  Inoltre anche l’Iva è dovuta dall’ente con un abbattimento compreso tra il 10 ed il 50 per cento.

Inoltre alle organizzazioni non governative che sono trattate alla stregua di organizzazioni di volontariato, è riconosciuta la non assoggettabilità ad Iva, limitatamente alle operazioni effettuate, al trasporto ed alla spedizione di beni all’estero per finalità umanitarie. In ogni caso tutti gli enti non commerciali godono dell’esclusione della base imponibile Ires dei fondi  arrivati da raccolte pubbliche occasionali, in concomitanza di ricorrenze e campagne di sensibilizzazione.

 

Associazioni no profit: la questione dell’Irap

Per quanto riguarda l’Irap invece,  alcune regioni hanno invece hanno predisposto la totale esenzione dell’imposta per le associazioni non profit, sopratutto per le onlus mentre in altre regioni sono stati previsti degli sgravi o delle aliquote agevolate.

 

Erogazioni librali deducibili

Sempre in materia di agevolazioni al settore no profit occorre citare anche la normativa predisposta dall’articolo 14, comma 1, del Dl 35 del 2005 convertito dalla legge 80 del 2005 ( in materia la circolare 39 del 2005 fornisce ampi chiarimenti). Tale regime prevede ampie tutele, riconoscendone la deducibilità,  per le erogazioni liberali in natura o denaro ( purché  effettuate con strumenti tracciabili), fatte a numerose associazioni operanti nel terzo settore. La deduzione spetta senza distinzioni sia alle persone fisiche che agli enti assoggettati ad Ires. In questo caso il limite per le società è il 10 per cento del reddito dichiarato entro al misura massima di 70 mila euro annui. Tale regime , sebbene in base alle risultanze risulti agevolare di molto i redditi più alti, è sempre più vantaggioso rispetto alle varie ipotesi di detrazione e deduzioni presenti. Ad esempio per un reddito lordo di 70 mila euro annui il regime “più dai e meno versi”  prevede che la donazione massima deducibile sia pari a 7.000 euro ( considerando un’aliquota marginale del 41 per cento il risparmio effettivo di imposta sarebbe di circa 2.870 euro). Nel caso invece il reddito sia pari alla metà, quindi a 35 mila euro, il limite delle donazioni deducibili sarebbe di 3.500 euro ed il risparmio irpef scenderebbe a 1.330 euro ( aliquota marginale del 38 per cento).

Nel dettaglio possono fruire di tale regime le Onlus, comprese le parziali e quelle di diritto ( organizzazioni di volontariato, organizzazioni non governative, cooperative sociali), fondazioni e associazioni riconosciute che tutelano, promuovono e valorizzano i beni di interesse artistico, storico e paesaggistico e quelle che svolgono o promuovono attività di ricerca scientifica.

 

Obblighi di presentazione documenti: il modello Eas

L’art. 30 del Dl 185 del 2008 prevede per gli enti associativi che operano nel settore no profit anche il compito di inviare il modello Eas. La norma prevedeva che le associazioni che fruiscono dei benefici previsti dall’art. 148 del Tuir  ( defiscalizzazione delle quote sociali e dei corrispettivi dei soci) debbano presentare una serie di dati ed informazioni all’Agenzia delle Entrate. Il modello Eas è obbligatorio non deve essere presentato dalle organizzazioni di volontariato  e dalle onlus in generale, oltre ad altri enti prestabiliti. L’onere della dichiarazione è stato invece ridotto per altri tipi di enti (associazioni di promozione sociale e associazioni sportive dilettantistiche ad esempio) che dovranno compilare un modello di dichiarazione ridotto.

Inizialmente la mancata presentazione del  modello Eas avrebbe potuto configurare una delle ipotesi prevista dall’art. 149 del Tuir, per il quale l’ente perde la qualifica di ente no profit qualora le entrate di natura commerciale superino le entrate di natura non commerciale. Inoltre, sempre in fase iniziale di applicazione della normativa, non veniva prevista alcuna modalità per sanare il mancato invio del modello ( il modello doveva essere inviato al massimo entro 60 giorni dalla costituzione dell’associazione).

In materia è recentemente intervenuto il Dl 16 del 2012, il quale ha previsto tale mancata presentazione possa essere sanata ( a patto che l’amministrazione finanziaria non abbia già contestato l’irregolarità) inviando la comunicazione e pagando una sanzione pari a 258 euro ( misura minima della sanzione così come stabilito dall’art. 11, comma, 1del D. lgs 471 del 1997).

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Argomenti: Normativa e Prassi, Tasse e Tributi