Addio contanti per pagamento stipendi: salta il limite di un quinto per i pignoramenti?

Con l'obbligo di pagare lo stipendio con bonifico e contestuale abolizione dei contanti, cambia qualcosa in merito alle regole per il pignoramento?

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Con l'obbligo di pagare lo stipendio con bonifico e contestuale abolizione dei contanti, cambia qualcosa in merito alle regole per il pignoramento?

Abbiamo visto come, dal 1° luglio 2018, non sarà più possibile pagare lo stipendio in contanti. I salari dunque potranno essere versati solo tramite metodo tracciabile. La disposizione ha chiaramente come obiettivo centrale quello di contrastare evasione fiscale e lavoro in nero. Tuttavia ci sono altri tipi di ripercussioni. Pensiamo ad esempio alle regole del pignoramento di un quinto dello stipendio. Cambia qualcosa?

Stipendio con bonifico: con l’addio ai contanti salta il tetto di un quinto sul pignoramento?

Con le nuove regole saranno ammesse esclusivamente erogazioni degli stipendi con bonifico o altri metodi di pagamento tracciabili (ad esempio assegno).

I soldi della busta paga, quindi, nel passaggio tra datore di lavoro e dipendente, dovranno necessariamente passare su un conto o comunque tramite un istituto di credito intermediario.

Qualsiasi creditore potrà rivolgersi all’istituto bancario per procedere con il pignoramento. Questo significa superamento del limite di un quinto dello stipendio netto, vigente per pignoramenti presso il datore di lavoro (tramite ufficiale giudiziario)? Per comprendere quello che succederà vediamo che cosa prevede la normativa attuale perché di certo, seppure non obbligatorio, è già possibile pagare lo stipendio sul conto. Il pignoramento in questi casi è possibile:
– per i risparmi già sul conto: solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale (per il 2018 quindi 453 per tre pari a 1359 euro);
– per gli stipendi accreditati in seguito solo entro il limite del 20%.

L’Agenzia di Riscossione può anche procedere al pignoramento dello stipendio, ma entro il limite di un decimo se lo stipendio non supera i 2500 euro (di un settimo per retribuzioni da 2501 e 5 mila euro e di un quinto per importi mensili superiori a 5001 euro), tramite procedura speciale, senza udienza. Se il correntista aveva dei risparmi già depositati quindi è vero che, rispetto alle vecchie regole per stipendi in contanti, rischia un prelievo maggiore.

Pignoramenti stipendi in essere: che fine fanno?

Altra questione riguarda i pignoramenti presso il datore di lavoro già in corso. Che fine fanno? Nulla cambia: questi continueranno ad esistere e lo stipendio accreditato in banca sarà già al netto di queste trattenute.

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