ACE e Unico 2012: implicazioni sul bilancio di esercizio

L'agevolazione Ace nei casi di applicazione del regime di consolidato fiscale e di trasparenza fiscale

di Roberto Franchini, pubblicato il
L'agevolazione Ace nei casi di applicazione del regime di consolidato fiscale e di trasparenza fiscale

Proseguiamo la nostra analisi sull’Aiuto alla Crescita Economica, analizzando il caso dell’Ace per i soggetti Irpef. 

Innanzitutto, il comma 1 dell’articolo 8 del D.M. 14 marzo 2012 semplifica di molto la determinazione dell’incremento del capitale proprio, prevedendo che, al posto dell’incremento del capitale proprio determinato con i criteri esaminati per i soggetti IRES, bisognerà considerare il patrimonio netto risultante dal bilancio alla chiusura di ciascun esercizio (successivo a quello chiuso al 31/12/2010).

In pratica, sarà l’intero patrimonio netto contabile a costituire la base su cui applicare la percentuale prevista per la determinazione del rendimento figurativo, senza alcuna necessità, quindi, di procedere alla individuazione del capitale di nuova formazione rispetto a quello risultante al 31 dicembre 2010. E’ evidente che il riferimento al solo patrimonio netto risultante dal bilancio comprende anche eventuali poste che, normalmente, sarebbero escluse dall’incremento e precisamente:

  • patrimonio esistente al 31 dicembre 2010,
  • conferimenti in natura effettuati dopo il 31 dicembre 2010,
  • utile dell’esercizio (anche se successivamente prelevato).

 

Il comma 2 dell’art. 8 citato ha introdotto una specificazione tesa ad evitare che l’agevolazione Ace possa essere fruita in relazione al possesso di redditi diversi da quelli di impresa. Infatti, è previsto che il rendimento nozionale venga dedotto dal reddito d’impresa al netto di eventuali precedenti perdite; l’eventuale eccedenza potrà essere dedotta negli esercizi successivi. In tal modo, quindi, l’agevolazione introdotta per favorire la capitalizzazione dell’impresa esplica i suoi effetti solo ed esclusivamente nell’ambito del reddito di impresa.

Per le società in nome collettivo e per le società in accomandita semplice, la determinazione della quota agevolata, come nel caso del regime di trasparenza di cui all’art. 116 TUIR, dovrà essere fatta unicamente in capo alla società, come previsto dal comma 2 dell’art. 8.

Pertanto, ove risulti un’eccedenza non dedotta di incremento del capitale proprio, questa potrà essere trasferita e utilizzata da ciascun socio in misura proporzionale alla quota di partecipazione agli utili. Allo stesso modo, anche nel caso di imprese familiari e di imprese coniugali, l’eccedenza non dedotta dal reddito di impresa potrà essere trasferita e utilizzata dal titolare, dal coniuge e dai collaboratori familiari in misura proporzionale alla quota di partecipazione agli utili.

 

Il comma 3 del citato art. 8 prevede una regolamentazione particolare che disciplina gli effetti dell’agevolazione sull’imposta dovuta in quanto, a differenza delle soggetti IRES, il sistema di determinazione dell’IRPEF si basa su scaglioni di reddito a cui corrispondono aliquote crescenti di imposta. Pertanto in una situazione in cui il soggetto dichiara anche altre tipologie di redditi e contemporaneamente dell’ACE per il reddito di impresa è evidente che, in mancanza di regolamentazione, tenderebbe ad applicare le aliquote più basse agli altri redditi e quelle più altre al reddito di impresa, in modo da massimizzare il risparmio fiscale.

La norma in questione, allora, interviene precisando che la deduzione spettante ai fini dell’ACE dovrà essere considerata ai fini della formazione del primo scaglione e di quelli successivi fino a concorrenza del suo ammontare.

Di fatto, nella estrema ipotesi che la deduzione azzeri il reddito di impresa, questo dovrà comunque essere considerata ai fini della determinazione del reddito complessivo unitamente ad altri redditi, partendo dagli scaglioni più bassi.

In pratica, in presenza di una deduzione ACE rientrante tutta nel primo scaglione, un eventuale altro reddito dovrà essere tassato con l’aliquota corrispondente al secondo e, per la quota eccedente, anche del terzo e così via.

Il comma 3 dell’art. 8 disciplina, anche, gli effetti dell’agevolazione sulle detrazioni fiscali previste dal TUIR. E’ previsto, infatti, che ai fini della determinazione delle detrazioni spettanti, la quota dedotta dell’ACE rileva ai fini della determinazione del reddito complessivo di riferimento delle persone fisiche e dei soci delle società partecipate beneficiarie dell’agevolazione.

Nulla è stato previsto, né dalla norma istitutiva, né dal decreto ministeriale, per quanto riguarda l’applicabilità dell’agevolazione nei casi di soggetti interessati da operazioni straordinarie.

 

Consolidato fiscale

L’articolo 6 del D.M. 14 marzo 2012 prevede che, nel caso di applicazione del regime del consolidato fiscale di cui all’art. 117 e seguenti del TUIR, l’agevolazione dovrà essere calcolata (compilando il prospetto di cui al rigo RS 113 di Unico SC 2012) distintamente da ogni soggetto partecipante.

 

Trasparenza fiscale

L’articolo 7 del D.M. 14 marzo 2012 prevede che, nel caso di applicazione del regime di trasparenza fiscale di cui agli articoli 115 e 116 del TUIR, l’agevolazione dovrà essere calcolata distintamente da ogni soggetto partecipante.

 

Disposizioni antielusive

Infine con l’art. 10 del D.M. 14 marzo 2012 sono state introdotte misure tese ad evitare che si verifichino effetti moltiplicativi del beneficio a seguito di una unica immissione di denaro.

In particolare, correggendo una infelice formulazione del comma 5 dell’art. 1 del decreto legge n. 201/2011 che faceva ipotizzare, ad esempio, l’esclusione dall’agevolazione di tutti gli acquisti di aziende o rami d’azienda, il comma 1 del citato art. 10 innanzitutto chiarisce che le norme antielusive si applicano alle società ritenute controllanti o controllate.

Il successivo comma 2, invece, intendendo colpire i conferimenti a cascata, dispone che dall’incremento del capitale proprio si sottrae l’ammontare dei versamenti effettuati, dopo il 31 dicembre 2010, a favore di soggetti controllati, o sottoposti al controllo del medesimo controllante, ovvero divenuti tali a seguito del conferimento, precisando anche che tale riduzione si applica a prescindere dalla situazione alla fine dell’anno.

Infine, il comma 3 dello stesso art. 10 prevede una serie di operazioni riducono l’incremento del capitale proprio.

 

La precedenti parti della piccola guida dedicata all’Aiuto alla Crescita Economica

Aiuto Crescita Economica: calcolo della deduzione dal reddito complessivo

Aiuto Crescita Economica: le agevolazioni previste dall’ACE

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Argomenti: Aziende e Società