Abolizione vitalizi parlamentari: la proposta di Di Maio e le paure per le pensioni ‘comuni’

Cosa nasconde il taglio dei vitalizi dei parlamentari e quali sono i rischi per le pensioni ordinarie?

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Cosa nasconde il taglio dei vitalizi dei parlamentari e quali sono i rischi per le pensioni ordinarie?

Luigi Di Maio ha presentato la proposta del Movimento 5 stelle volta al taglio dei vitalizi dei parlamentari, definiti un privilegio medievale. Di Maio afferma che “È una balla quando ci dicono che i vitalizi sono stati aboliti: questo è un vitalizio mascherato. Questo è un privilegio medievale che noi vogliamo abolire con 20 righe ed una semplice delibera”, e proprio per questo i pentastellati presenteranno agli Uffici di presidenza delle aule parlamentari una delibera che equipari le pensioni dei deputati e dei senatori a quelle di tutti gli altri lavoratori.

DI Maio spiega: “Per uniformare i due trattamenti pensionistici bastano cinque minuti, basta che i 23 componenti dell’Ufficio di presidenza della Camera e i 15 del Senato alzino la mano per votare sì. I presidenti di Camera e Senato devono calendarizzarla e consentire ai membri di votarla. Domani andremo da Boldrini e da Grasso e chiederemo di convocare un ufficio di presidenza ad hoc. Se non accetteranno torneremo da loro ogni giorno insieme ad un pensionato di questo Paese”.

A fare eco ai 5 Stelle segue una dichiarazione di Alessia Morani, vice presidente del Gruppo Pd alla Camera che precisa: “Che le pensioni dei parlamentari debbano essere equiparate a quelle di tutti gli altri lavoratori lo diciamo da tempo e laddove governiamo lo abbiamo anche messo in pratica: i Cinque Stelle pensano di fare copia e incolla della proposta di legge Richetti, che parte da una buona pratica attuata dal consiglio regionale dell’Emilia Romagna” .

Nella prossima pagina vedremo quelle che potrebbero essere le ripercussioni di questa proposta sulle pensioni ordinarie dei cittadini.

Taglio vitalizi: quali ripercussioni sulle pensioni dei cittadini?

I vitalizi dei parlamentari non esistono più dal 2012 anche se l’attuale sistema permette a deputati e senatori di accedere alla pensione calcolata con il sistema contributivo all’età di 65 anni con una sola legislatura.

Di vitalizi, però, esistono quelli vecchi, nel senso che dal 2012 i parlamentari non lo percepiscono più ma chi lo aveva avuto continua a percepirlo.

Alcune proposte di legge vorrebbero far confluire nell’Inps i vecchi vitalizi ricalcolandoli con il sistema contributivo (calcolato quindi sui reali versamenti contributivi reali). Tale proposta, se approvata, avrebbe effetto retroattivo facendo risparmiare 76 milioni di euro l’anno.

Le pensioni dei cittadini comuni sono ottenute con il calcolo retributivo per la maggior parte e se si applicasse anche ad esse il calcolo contributivo si assisterebbe ad un taglio del 30% sulla maggior parte delle pensioni. Questo ulteriore taglio porterebbe ad un risparmio di altri 65 miliardi di euro l’anno. Il grosso del ricalcolo, quindi, sarebbe prodotto da un eventuale taglio sulle pensioni ordinarie facendo credere alle associazioni dei consumatori che il vero obiettivo delle proposte depositate sia proprio questo. Con l’aiuto, quindi, di qualcuno che pensa di rendere le cose più giuste, quindi, si potrebbe andare ad intaccare le pensioni di tutti i cittadini. L’Aduc in un odierno comunicato stampa scrive che “una volta affermato il principio che si possono modificare le pensioni in essere, utilizzando il grimaldello della riduzione dei vitalizi, l’asticella dell’importo pensionistico, sul quale effettuare il prelievo, si abbasserà. Si passerà dai 5000 euro, ai 3000 euro, ai 2000 euro e anche più in basso perché la maggioranza delle pensioni è compresa tra i 1000 e i 2000 euro: è lì che c’è l’arrosto più sostanzioso ed è lì che affonderanno i denti. Fanno gola i 217 miliardi di pensioni non i vitalizi.”.

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