Abolizione dei voucher: quali contratti li possono sostituire?

Tipologie di contratti di lavoro che possono sostituire voucher: lavoro a chiamata, cococo, Part time con clausole elastiche, somministrazione e collaborazione autonoma occasionale.

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Chiara Lanari

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Parliamo di voucher o buoni lavoro e dei contratti migliori per poterli sostituire. Considerando la collaborazione, il lavoro a chiamata, il part time flessibile o la somministrazione, vediamo quale contratto è meno costoso.

Quali contratti in alternativa?

Dopo l’abolizione dei voucher e senza una disciplina precisa per il contratto di lavoro occasionale accessorio, cerchiamo di capire come assicurare i lavoratori occasionali, soprattutto per evitare che molti di questi lavoratori finiscano nel vortice del lavoro nero. Vediamo quali sono i contratti che possono sostituire i voucher. Il primo è il lavoro a chiamata, in cui il dipendente non presta la propria opera in maniera continuativa ma solo su richiesta del datore. Questo tipo di contratto, definito anche intermittente, prevede due casi: il primo che il lavoratore abbia l’obbligo contrattuale di rispondere alla chiamata e un’indennità durante il periodo di lavoro, il secondo che il dipendente non abbia l’obbligo di rispondere alla chiamata e nessuna indennità. Questo tipo di contratto è accettato per un massimo di 400 giornate effettive di lavoro nell’arco di 3 anni, ad esclusione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo. Qualora si superi il numero di giornate diventa a tempo pieno e indeterminato. Il contratto intermittente, inoltre, interessa persone di almeno 55 anni di età, anche pensionati o che non abbiano ancora compiuto 24 anni. Per quanto riguarda i costi di questa tipologia contrattuale la retribuzione oraria per il lavoratore deve essere aumentata delle quote di mensilità aggiuntiva. Parlando di limiti, questi sono racchiusi nel limite di età del lavoratore e le 400 giornate.

Un’altra tipologia è il part time con clausole elastiche, che autorizza di cambiare la segmentazione oraria a seconda del bisogno del datore. Ovviamente, i costi sono più alti poiché deve essere garantito un minimo di paga ma sono previste agevolazioni per le assunzioni. In questo contratto il lavoratore ha diritto a un preavviso di due giorni lavorativi per ogni tipo di variazione oraria e a distinti pagamenti. Parlando di costi, vale lo stesso discorso del lavoro intermittente con la differenza della continuatività dell’ opera. Il terzo tipo di contratto è la collaborazione autonoma occasionale, che vale qualora la prestazione lavorativa sia autonoma e per periodi non superiori ai 30 giorni l’anno con limiti di 5mila euro di compenso all’anno. In questo caso al compenso va unita una ritenuta d’acconto del 20% e si prevedono i contributi previdenziali alla Gestione Separata. Tutto ciò vale solo se il lavoro è davvero svolto in maniera autonoma e non devono esistere cenni di subordinazione riferiti a tempi e ai luoghi di lavoro. Un altro tipo di contratto è il Cococo, ossia le collaborazioni coordinate e continuative. Qualora questo tipo di contratto non mascheri un rapporto di lavoro subordinato si può utilizzare. Il cococo è gravato come lavoro dipendente con i contributi, prevedendo un’aliquota del 32,72% alla Gestione Separata, per un terzo a carico del lavoratore e per un terzo del datore di lavoro. L’ultima tipologia è il contratto di somministrazione operato dall’agenzia del lavoro che non prevede molti limiti. Il dipendente può essere assunto più volte e il contratto può essere prolungato più volte. A livello di costi è l’agenzia che si fa carico degli oneri, mentre l’azienda deve provvedere a pagare l’agenzia per il lavoro.

Argomenti:   Voucher lavoro

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