A chi prende la pensione minima all’estero conviene tornare in Italia?

La pensione di cittadinanza richiede la residenza in Italia da almeno due anni: esclusi i pensionati che vivono all'estero con la pensione minima.

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La pensione di cittadinanza richiede la residenza in Italia da almeno due anni: esclusi i pensionati che vivono all'estero con la pensione minima.

Tra i requisiti della pensione di cittadinanza c’è la residenza in Italia. Disattese le speranze dei pensionati che si sono trasferiti all’estero non per fare la vita da nababbi dopo aver smesso di lavorare ma proprio perché percepiscono la pensione minima e quindi non riuscivano in Italia ad arrivare a fine mese. Molti di loro hanno fatto le valigie e si sono spostati in località più economiche e alla portata, come la Tunisia, il Portogallo, il Marocco, la Bulgaria o le Canarie. In questi Paesi hanno potuto approfittare di un costo della vita più basso e di una tassazione più favorevole per poter vivere più dignitosamente con la pensione minima (o comunque inferiore a 780 euro). Per costoro comunque non sono previsti aumenti.
A puntare il dito contro il requisito della residenza in Italia per la pensione di cittadinanza (che di fatto esclude molti pensionati all’estero) sono stati i parlamentari PD eletti in Europa, la senatrice Laura Garavini, e i deputati Angela Schirò e Massimo Ungaro, in una nota firmata congiuntamente e allegata a commento del provvedimento del Governo sul reddito e la pensione di cittadinanza.

Riportiamo uno stralcio della nota: “totalmente disattese le promesse del governo gialloverde. Gli italiani all’estero trattati a pesci in faccia. In campagna elettorale Lega e 5 stelle promettevano: “La pensione minima aumenterà a 780 euro per tutti”. Ma da speranza si è trasformata in una spiacevole illusione per i nostri connazionali all’estero ai quali invece la pensione minima non verrà aumentata”. E ancora: “l’aumento della pensione minima a 780 euro previsto da questo Governo – che sarebbe stato un toccasana per tante famiglie in stato di povertà – non solo è stato subordinato ai redditi ma anche alla residenza in Italia: almeno 10 anni in totale di cui 2 consecutivi e immediatamente precedenti la presentazione della domanda.

Esclusi quindi tutti i pensionati dell’Inps residenti all’estero, che potenzialmente avrebbero potuto aver diritto all’aumento perché poveri, per il semplice motivo che non possono ovviamente far valere i due anni consecutivi di residenza in Italia immediatamente prima della presentazione della domanda”.
E visto che i due anni devono essere precedenti alla domanda, sarebbe inutile in questo senso anche tornare in Italia per ottenere la pensione di cittadinanza. Bisognerebbe aver preso questa decisione almeno due anni fa. Oppure tornare adesso e attendere due anni per chiederla? E nel frattempo come vivere sotto i 780 euro al mese? Conclude la nota: “certamente si può sostenere che la pensione di cittadinanza di 780 euro è una prestazione assistenziale di integrazione del reddito familiare e non dell’assegno pensionistico. Ma allora “l’eliminazione della povertà”, di cui parla il vice-premier Di Maio, è un concetto che vale solo per gli italiani residenti in Italia oppure, come affermato recentemente con tanta magniloquenza dal Sottosegretario Ricardo Merlo “non c’è differenza tra italiani in Italia e italiani all’estero”. A noi sembra che per questo Governo la differenza c’è, eccome”.

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