A 64 anni pensione o reddito di cittadinanza nel 2023, ma davvero si può scegliere?

Due degli argomenti da sempre più caldi sono le pensioni e il reddito di cittadinanza. E lo hanno dimostrato anche quelli del Governo Meloni durante la stesura della Legge di Bilancio. In effetti, sia il capitolo previdenziale che quello del reddito di cittadinanza sono stati quelli più discussi e che probabilmente saranno ancora al centro […]

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Pensioni

Due degli argomenti da sempre più caldi sono le pensioni e il reddito di cittadinanza. E lo hanno dimostrato anche quelli del Governo Meloni durante la stesura della Legge di Bilancio. In effetti, sia il capitolo previdenziale che quello del reddito di cittadinanza sono stati quelli più discussi e che probabilmente saranno ancora al centro del dibattito nel 2023, quando c’è da scommetterci che le cose cambieranno ancora. Ci sono casi in cui pensioni e reddito di cittadinanza si incastrano, e finiscono con l’essere argomento destinato a determinate categorie di contribuenti. E in alcuni casi una cosa non esclude l’altra e viceversa. Anzi, a una determinata età c’è chi considera superfluo dare un sussidio a una persona semplicemente perché lo Stato non vuole dare lui la pensione con qualche anno di anticipo.

“Buonasera, mi chiamo Mauro e sono un nuovo disoccupato. Dal 31 dicembre scorso ho perso il lavoro e ormai a 64 anni difficilmente ne troverò uno nuovo.

Ho 21 anni di contributi, ma il primo versamento è del 1993. Mi hanno detto all’INPS che dovrei provare a richiedere il reddito di cittadinanza. Perché ho pochi anni di contributi per le varie pensioni a 62, 63 o 64 anni, e ho una età troppo bassa per la pensione di vecchiaia a 67 anni. E la pensione contributiva a 64 anni non mi spetta perché ho iniziato a lavorare troppo giovane. Ma non era meglio che mi davano una pensione anziché spingermi ai sussidi?”

I sussidi, gli ammortizzatori sociali e le cose che non vanno nelle regole anche della UE

Effettivamente il nostro lettore tocca un nervo scoperto e mette in luce delle evidenti problematiche di sistema. E non parliamo solo del sistema italiano, tanto assistenziale che previdenziale.

Parliamo delle regole imposte da Bruxelles e da quella UE che spesso ha tirato le orecchie all’Italia ogni qualvolta i nostri legislatori hanno pensato di inserire delle misure pensionistiche più leggere di quelle della riforma Fornero. Che sia opinabile l’operato della UE è evidente. Da un lato Bruxelles chiede all’Italia parsimonia in materia di spesa pubblica sulle pensioni. Chiede di non introdurre misure di pensionamento anticipato, anzi. Chiede di dare maggiore forza alle regole introdotte dalla famigerata riforma delle pensioni della Professoressa Elsa Fornero. Dall’altro però chiede di potenziare le misure di contrasto alla povertà, rafforzando il reddito di cittadinanza e non eliminarlo come invece il Governo italiano pareva intenzionato a fare.

Ecco cosa accade a pensioni e reddito di cittadinanza nel 2023

E così che pensioni e sussidi per esempio si incastrano su soggetti di 64 anni di età. Soggetti a cui il Governo ha risparmiato il taglio di 5 mesi del reddito di cittadinanza. Per beneficiari con età da 18 a 59 anni, il sussidio 2023 si fermerà a 7 mesi. E bisognerà cercare lavoro, partecipare a corsi formativi e accettare offerte di lavoro o lavori di pubblica utilità. Per contro, a 64 anni la pensione diventa un autentico miraggio se non si hanno carriere lunghe ormai oltre 40 anni. Infatti se la quota 102 del 2022 permetteva un pensionamento a 64 anni di età con 38 anni di contributi versati, con la quota 103 appena introdotta il lavoratore può uscire con 62 anni di età ma solo con 41 o più anni di contribuzione. Niente pensione a 64 anni con 20 anni di contributi per la stragrande maggioranza dei cittadini. A cui però lo Stato dà il reddito di cittadinanza, perché over 60 senza vincoli e adempimenti come quelli prima citati. Ma non era meglio mandarli in pensione questi over 64 con 20 anni di contributi come il nostro lettore? Perché pensare a renderlo soggetto assistito nonostante abbia una discreta carriera e discreti versamenti allo Stato?

La riforma delle pensioni: con il contributivo si può

Dal mix di queste indicazioni ecco emergere con chiarezza le novità.

Le pensioni sono rimaste praticamente identiche al 2022. C’è solo un inasprimento di Opzione donna, che da 58 e 59 anni di età per dipendenti e autonome, è passata a 60 anni per tutte, ad esclusione di madri con un figlio o due o più figli che possono uscire rispettivamente a 59 e 58 anni. E c’è la nuova quota 103, quella già sopra indicata, che ha portato la contribuzione utile ai quotisti da 38 anni a 41 anni. C’è una misura che consente il pensionamento a 64 anni, e con solo 20 anni di contribuzione previdenziale versata. Ma è una misura che riguarda quanti hanno iniziato a lavorare dopo il 1995. Il nostro lettore che ha iniziato a versare nel 1993, ne viene escluso. Ma per età rientra nel perimetro di tutela del reddito di cittadinanza. Sempre che non abbia più di un determinato importo in banca, o che abbia un ISEE entro una determinata soglia o ancora, che abbia difficoltà reddituali evidenti. Con il concreto rischio di restare senza pensione e pure senza sussidio.

La pensione anticipata contributiva per tutti? Qualche tempo fa pareva una soluzione

La pensione a 64 anni per i contributivi puri ha anche un netto limite di importo della prestazione. Se la pensione alla data della sua liquidazione non arriva a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale (nel 2022 assegno sociale di 468 euro circa e pensione pari a 1.310 euro circa per essere liquidata), la pensione anticipata contributiva non viene assegnata a nessuno. Ma una riforma delle pensioni che estende la misura a tutti i lavoratori e non soltanto a chi ha iniziato prima del 1996 e, soprattutto, una riforma delle pensioni che abbassi il tetto a 1,5 volte l’assegno sociale, poteva essere una soluzione da richiamare per il 2024. Per evitare tutte le anomalie prima citate e le contraddizioni sull’operato della UE e dello Stato Italia. Consentire a tutti di prendere una pensione con 20 anni di contributi e con 64 anni di età, magari da 750/800 euro al mese come lo è il reddito di cittadinanza, potrebbe essere la soluzione a due problematiche del sistema. La povertà, che vedrebbe venir meno gli over 64 dal novero delle persone da sostenere con sussidio. E la flessibilità, perché il sistema si doterebbe di una misura che consentirebbe a tutti i lavoratori con combinazione minima 64+20, di accedere alla pensione in base alla loro necessità, anche prendendo meno di assegno.

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