Spese sanificazione ed adeguamento luoghi di lavoro: crediti d’imposta con trattamento fiscale diverso

Mentre il credito d’imposta sanificazione, per espressa previsione normativa, non concorre alla formazione del reddito del soggetto fruitore, quello per adeguamento ha rilevanza fiscale

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Mentre il credito d’imposta sanificazione, per espressa previsione normativa, non concorre alla formazione del reddito del soggetto fruitore, quello per adeguamento ha rilevanza fiscale

Con riferimento al credito d’imposta per adeguamento ambienti di lavoro e quello per le spese di sanificazione luoghi di lavoro ed acquisto dispositivi di protezione individuale istituiti rispettivamente con l’art. 120 e 125 del decreto Rilancio (decreto-legge n. 34 del 2020 convertito in legge n. 77 del 17 luglio 2020), l’Agenzia delle Entrate, nella recente Circolare n. 20/E del 2020, ha attribuito ai due benefici un trattamento fiscale differente.

Ciò, in virtù del fatto che mentre, il citato art. 125 detta espressamente il trattamento per il credito sanificazione ed acquisto DPI, la stessa cosa non è fatto dall’art. 120 per il tax credit adeguamento.

Credito d’imposta adeguamento e sanificazione: qual è il trattamento fiscale?

Espressamente il comma 3 dell’art. 125, afferma che il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezionenon concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive”.

Dunque, il beneficio non ha rilevanza fiscale e l’Agenzia delle Entrate nella menzionata Circolare n. 20/E ha anche precisato che per ragioni di ordine logico sistematico è da ritenersi che questi non concorre nemmeno:

  • ai fini del rapporto di deducibilità degli interessi passivi, di cui all’articolo 61 del TUIR (ai sensi del quale “gli interessi passivi inerenti all’esercizio d’impresa sono deducibili per la parte corrispondente al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa o che non vi concorrono in quanto esclusi e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi…”);
  • ai fini del rapporto di deducibilità dei componenti negativi, di cui all’articolo 109, comma 5, del TUIR (secondo cui “le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi…”).

Riguardo, il credito d’imposta adeguamento, secondo l’Amministrazione finanziaria, questi avrà, invece, rilevanza fiscale, in quanto manca, all’art. 120 del decreto Rilancio, una specifica previsione (come previsto per il credito sanificazione). Il benefico, dunque, concorrerà alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e al valore della produzione ai fini Irap secondo le ordinarie modalità disposte per i singoli soggetti fruitori (per congruità e da ritenersi che esso concorra anche ai fini del rapporto di deducibilità degli interessi passivi e della deducibilità dei componenti negativi).

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