Vendita La 7, perchè Della Valle riapre i giochi?

Il cda Telecom verso un nuovo rinvio del dossier relativo alla cessione di Telecom Italia Media. In ballo ci sono Clessidra, Cairo e Della Valle. Comunque andrà a finire La 7 non sarà più la stessa: la ristrutturazione sembra inevitabile

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Con la lettera di manifestazione d’intenti spedita agli amministratori di Telecom Italia, l’imprenditore Diego Della Valle ha riaperto per l’ennesima volta i termini per la vendita di La7, con il consiglio di amministrazione dell’ex monopolista pubblico, che questo pomeriggio potrebbe rimandare l’esame finale del dossier a dopo le elezioni, consentendo al patron di Tod’s di usufruire del tempo necessario per espletare la due diligence, per la quale è già assistito da Bnp Paribas.

Della Valle ha offerto la sua disponibilità a rilevare solo la rete La7, escludendo così l’acquisizione anche di Mtv, l’altra controllata Ti Media (Telecom Italia Media sospesa: è l’effetto Della Valle e Vendita La7: Della Valle dietro il rinvio di Telecom?).  L’imprenditore non solo si è impegnato a garantire massima autonomia alla linea editoriale della rete, ma ha avanzato l’ipotesi di effettuare una cordata con Enrico Mentana, il quale avrebbe, in ogni caso, un ruolo-guida nella sua gestione.

 

Cessione La 7: Clessidra e Cairo unici soggetti interessanti

Non ci stanno affatto gli altri due concorrenti rimasti in gara. Lo dice chiaramente Marco Bassetti, advisor di Clessidra per l’operazione La7, il quale spiega come il fondo abbia seguito il lunghissimo percorso del bando di gara per giungere alla situazione attuale, dove sono rimaste solo due offerte vincolanti, quelle di Clessidra e di Urbano Cairo, in scadenza in questi giorni.

Bassetti conferma anche la disponibilità a collaborare con Della Valle, ma non ha apprezzato i termini della sua offerta, fuori tempo massimo, in barba alle regole seguite dagli altri, nonché ha trovato poco elegante il riferimento che il patron di Tod’s ha compiuto sulla “cordata degli imprenditori che vogliono fare bene al Paese”.

Una parte minoritaria del board Telecom vorrebbe che oggi la società mettesse la parola fine al farraginoso processo di selezione delle offerte, scegliendo una volta per tutte a chi vendere. Ma il presidente Franco Bernabè e la maggioranza dei consiglieri di amministrazione sarebbero per un ennesimo rinvio, necessario anche per potere meglio valutare l’offerta di Della Valle.

 

Vendita Telecom Italia Media: tutti gli attori in campo

Lo scontro a tre non è facilmente risolvibile, anche perché ciascuno dei contendenti ha presentato una proposta differente anche qualitativamente. Clessidra, ad esempio, ha offerto fino a 330 milioni (comprensivi dei 260,1 milioni di debito a fine 2012) per le reti e i multiplex, pretendendo che questi ultimi siano inclusi nella cessione. Al contrario, Urbano Cairo ha lanciato un’offerta per rilevare la sola La7, con cui ha già stipulato un contratto per la pubblicità da qui al 2019 e con commissioni del 30%, pari al doppio circa della media di mercato. Per questo, il patron del Torino Calcio è fortemente interessato a difendere la sua posizione, perché teme che nel caso la cessione avvenisse in capo a qualche altra società, questa potrebbe ridiscutere i contratti già firmati, abbassando le commissioni in suo favore.

Telecom potrebbe anche decidere di vendere solo le reti e di tenersi i tre multiplex, iscrivendo a bilancio tra i 50 e i 70 milioni per ciascuno di essi. Il problema, però, è che nessuno si comprerebbe le due reti dai dati finanziari così disastrosi.

Nel 2012, i ricavi sono scesi a 222,3 milioni e l’Ebitda è stato negativo per 44,8 milioni, quando l’indebitamento finanziario netto è raddoppiato dai 138,7 milioni di fine 2011 ai 260,1 milioni del 31 dicembre 2012 (Telecom Italia Media non brilla: giù l’Ebitda, sale il debito).

 

TI Media e La 7 accumulano debiti su debiti

La rete di Mentana e quella musicale sono una voragine contabile e battono debiti su debiti. Bassetti è altrettanto esplicito, quando sostiene che nel caso fosse Clessidra a vincere la gara, i tagli ci sarebbero. Non toccherebbero Mentana o Gad Lerner, ha assicurato, ma nessun giornalista potrebbe più pretendere che in nome dell’autonomia editoriale si continui a provocare perdite a bilancio.

Quale che sia lo scenario, tuttavia, sembra certo il ruolo manageriale che il direttore del TG La7 assumerebbe. Si parla di porlo alla presidenza (“perchè lo merita”, sempre Bassetti), o di affidargli la gestione aziendale, oltre a un pacchetto di azioni, come nel caso di vittoria di Della Valle.

 

La 7 come è conosciuta oggi non esisterà più

Sullo sfondo resta lo scenario non meno importante delle elezioni politiche di domenica prossima. La7 è la rete che ha scardinato il duopolio dell’informazione Rai-Mediaset, dandosi una linea editoriale di attacco all’ex premier Silvio Berlusconi, pur mantenendo una forte autonomia pure dal centro-sinistra e dal neo-centrismo di Casini e Monti.

Clessidra e Cairo sono considerati vicini al Cavaliere, tanto che il Gruppo De Benedetti ha lanciato l’allarme, invitando soggetti esterni alla gara ad impedire che anche il terzo polo televisivo rientri nell’orbita dell’impero magno del berlusconismo. Protestano sia il fondo italiano che l’imprenditore Cairo, i quali non ritengono di avere alcunché da spartire con l’ex premier.

Sul binomio efficienza-autonomia si giocherà la partita e sia chiaro che se da un lato proprio la linea editoriale sui generis di La7 ne ha fatto la sua ricchezza in termini di ascolti, dall’altro lato ciò non potrà essere la foglia di fico per coprire ulteriori perdite di bilancio. Che ci dovranno essere tagli dolorosi al personale e cambiamenti radicali anche nei palinsesti è sicuro, se no se la terrebbe Bernabè.

 

Argomenti: Borsa Milano, Telecom Italia Media