Unicredit, spazio per miglioramenti a Piazza Affari ma pesa la crisi italiana

Unicredit rinuncia alla "campagna internazionale" di Profumo e ribadisce l'importanza dell'Est Europa. L'andamento dello spread Btp Bund e la ripresa dell'Italia alla base dei margini di miglioramento a Piazza Affari

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Unicredit ha chiuso il primo trimestre del 2013 con un utile netto di 449 milioni di euro, il 2,8% in più su base annua, ma di gran lunga oltre il consensus fermo a 156 milioni. Con un Core Tier 1 all’11,03% e in risalita di 19 punti base su base trimestrale, ben lontano dalla soglia minima imposta dall’Eba del 9%, Piazza Cordusio sembra essersi messa alle spalle l'”annus horribilis” del 2011, quando la banca chiuse con una maxi-perdita di 9,2 miliardi, che richiese uno dei più consistenti aumenti di capitale mai effettuato in Italia, quello da 7,5 miliardi di gennaio 2012, che portò a 14,5 miliardi il totale delle ricapitalizzazioni in soli tre esercizi consecutivi (Trimestrale Unicredit batte le attese ma il mercato resta freddo).

Eppure, già nel 2012 il bilancio mostrava segnali di ripresa, con utili per 865 milioni e ricavi per 25 miliardi, mentre i crediti deteriorati ammontano a 44 miliardi e il patrimonio netto a fine marzo del 2013 è a quota 64,4 miliardi.

 

Federico Ghizzoni rinuncia alla campagna internazionale di Profumo

La svolta dell’ad Federico Ghizzoni è passata per il ridimensionamento dell’ambito territoriale di azione. Non che Unicredit non sia più una banca a vocazione internazionale (è anche l’unico istituto sistemico italiano, secondo la lista Sifi) , ma la cosiddetta “campagna” dell’ex manager Alessandro Profumo, conclusasi rovinosamente nel 2011, sarà soppiantata con un ritorno alla dimensione di banca commerciale e di sostegno agli investimenti italiani all’estero. Già sono otto mila le piccole e medie imprese italiane che hanno ottenuto sostegno nei loro investimenti fuori dai confini nazionali. Si guarda molto ad Est, grazie alle prospettive di crescita molto alte di questa ampia zona del pianeta (Unicredit, Europa dell’Est e futura business strategy nell’intervista a Gianni Papa e per tutti gli articoli sulle prospettive ad est di Unicredit: Unicredit verso l’Europa dell’Est)

 

Unicredit a Piazza Affari: margini per possibili miglioramenti

Ne ha risentito positivamente anche il titolo, che solo a gennaio del 2012 toccava appena i 2,28 euro, per restare ancora a quota 2,33 nel mese di luglio. Oggi, è stabilmente sopra i 4 euro e seppur con alti e bassi ha guadagnato quasi il 10% dall’inizio dell’anno.

L’istituto capitalizza in borsa circa 24 miliardi, in netta crescita dagli otto miliardi pre-ricapitalizzazione a cui era sprofondato quasi un anno e mezzo fa. Eppure, rispetto al patrimonio contabile non pare che si debba ancora essere soddisfatti, perché ai valori attuali, Unicredit vale a Piazza Affari meno del 40% del valore iscritto a libro. Se si pensa che le pur sgangherate banche iberiche hanno mostrato anche nei mesi scorsi valori di capitalizzazione più che doppi dei loro patrimoni netti, si può ben capire come vi sia spazio sufficiente per ipotizzare a una risalita in borsa del titolo.

 

Il ruolo della crisi economica e dell’andamento dello spread btp bund 

Certo, molto dipenderà da due fattori tra di loro connessi: la ripresa dell’economia italiana, il restringimento degli spread. Il mercato italiano resta determinante per Piazza Cordusio, malgrado un azionariato sempre più internazionale (il fondo qatarino Aabar è primo socio con il 6,5%) spingerà certamente per una maggiore attenzione verso l’estero. Da qui, l’esigenza per Unicredit che l’economia italiana si riprenda, che quella massa di 44 miliardi di crediti subbi si ridimensioni e che le sue esposizioni verso le Pmi non siano più considerate fattore di rischio ai fini contabili.

Gioca un ruolo anche lo spread, ristrettosi a 250 punti base sul tratto decennale, ma che da solo non esprime il forte abbassamento dei rendimenti sui nostri bond sovrani, che su diverse scadenze hanno toccato livelli minimi da anni o, addirittura, da sempre. Rendimenti più bassi su BoT e BTp impattano positivamente sul patrimonio bancario, per via dei bond sovrani detenuti dall’istituto e che dovrebbero ammontare a un controvalore complessivo di circa 45 miliardi di euro. Certo, tassi offerti più bassi dal Tesoro implicano anche minori introiti sugli investimenti su titoli di stato, ma al netto hanno un effetto benefico sul patrimonio.

Non solo. Anche la raccolta di risparmio avverrà a rendimenti più contenuti, così come anche il rifinanziamento del debito Unicredit potrà avvenire a tassi meno onerosi per la banca, a beneficio ancora del suo patrimonio e degli impieghi in favore di famiglie e imprese

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