Unicredit e Intesa Sanpaolo: dividendi a confronto

Il dividendo Unicredit ha battuto le attese mentre la cedola di Intesa le ha rispettate. Un confronto tra le remunerazioni 2013 delle due big del comparto bancario italiano

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

La scorso settimana sono stati resi noti i dividendi di Intesa Sanpaolo e di Unicredit. Molto meglio delle attese il dividendo 2013, relativo all’esercizio 2012, che sarà distribuito agli azionisti Unicredit. La cedola ammonterà per quest’anno a 9 centesimi per azione, sopra i 6 centesimi della media del consensus degli analisti e dei 7 centesimi stimati da Chevreux. E dopo la maxi-perdita del 2011, il 2012 è stato un anno di ritorno all’utile per Piazza Cordusio, che ha chiuso l’esercizio con un risultato netto di 856 milioni, al di sotto delle attese di 1,24 miliardi. A deprimere il dato complessivo ha contribuito il pessimo esito dell’ultimo trimestre, che ha chiuso in rosso per 553 milioni, quando ci si attendeva un risultato negativo per soli 173 milioni (Dividendo Unicredit 2013 batte le attese, torna l’utile nel 2012).

L’Eps, ossia il rapporto tra utile al netto della cedola staccata e il valore medio delle azioni nell’anno, è pari a 0,06 euro, sotto i 10 centesimi del 2010 e di gran lunga più basso dei 54 centesimi del 2009.

Anche Intesa-SanPaolo ha comunicato la cedola sull’anno 2012 e che sarà staccata il 20 maggio, con pagamento dal 23 dello stesso mese. Si tratta di 5 centesimi per ogni azione ordinaria e di 6,1 centesimi per ciascuna azione di risparmio. In tutto, saranno distribuiti utili per 832 milioni, riguardo alla prima categoria, e di 15,5 milioni per le seconde (Dividendo Intesa Sanpaolo 2013 confermato, utile 2012 a 1,6 mld). 

 

Per Unicredit un monte dividendi decisamente alto

Se teniamo presente che l’utile netto è stato di 1,605 miliardi, la quota distribuita ai soci è pari quasi esattamente alla metà, ossia in linea con il limite massimo caldeggiato dalla Banca d’Italia nell’ultima circolare della settimana scorsa, la stessa in cui viene imposto lo stop ai dividendi e ai bonus per i manager, quando l’istituto chiude l’esercizio in rosso (Bankitalia: no ai dividendi per le banche in rosso).

Non la stessa cosa si può dire di Unicredit, il cui monte-dividendi è così pari a 513 milioni su 856 milioni di utili, cioè pari al 60% del risultato netto.

Anche la redditività tra i due istituti è ben diversa, tanto che a Piazza Affari il titolo di Piazza Cordusio tratta mediamente a circa la metà del suo valore iscritto a libro, mentre quello di Intesa-SanPaolo al 60%. E secondo gli analisti di Chevreux, questa differenza sarebbe proprio spiegabile e giustificata dalla differente redditività.

Nessun problema, invece, sul fronte dei requisiti patrimoniale. Entrambe le banche superano abbondantemente i limiti minimi imposti dallEba (Core Tier1 al 9%), con un Core Tier1 dell’11,2% per Intesa e del 10,84% per Unicredit, ben al di sopra, quindi, anche del margine dell’1% oltre il limite Eba, richiesto dalla Banca d’Italia, sempre nella nota circolare di pochi giorni fa.

Nonostante i dati in linea o superiori alle attese sul fronte cedola, i due titoli sono in mattinata in territorio decisamente negativo, con Unicredit a perdere quasi il 5% e Intesa circa il 3,5%. Ma le vendite si devono alla preoccupazione per il caso Cipro, salvata da Bruxelles a costo di una stangata sui suoi depositi bancari, che rischia di scatenare il panico tra i risparmiatori (Cipro: la richiesta iniziale della Germania e del FMI era di un taglio dei depositi del 40% e Eurostangata su Cipro, ora rischia di uscire dall’euro). 

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