Ubi Banca: utile netto contabile primo semestre a 208,9 milioni

Al netto delle componenti non ricorrenti, l'utile netto del 2 trim 2018 di Ubi Banca si è attestato a 101,1 milioni

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Al netto delle componenti non ricorrenti, l'utile netto del 2 trim 2018 di Ubi Banca si è attestato a 101,1 milioni

Ubi Banca ha chiuso il primo semestre con un utile contabile d 208,9 mln euro. I risultati consolidati includono, a partire dal 1* aprile 2017, le tre banche acquisite (Banca Etruria, Banca Marche e CariChieti). L’utile al netto delle poste non ricorrenti, spiega una nota, e’ di 22,1 mln e rappresenta il miglior risultato degli ultimi 10 ann (+70,9% a/a).

Per quanto riguarda il secondo trimestre, l’ utile netto e’ di 91,2 mln (117,7 mln in 1* trim 2018). Al netto delle componenti non ricorrenti, l’utile netto del 2 trim 2018 si è attestato a 101,1 milioni (121 milioni di euro nel 1* trim 2018 e 43,7 nel 2* trim 2017). Il risultato della gestione operativa si è attestato a 310,1 milioni, in incremento sia rispetto ai 302 milioni registrati nel 1* trim 2018 (304,6 nel 2* trim 2017), i proventi operativi sono di 911,4 mln (925,1 mln 1* trim 18), il margine di interesse e’ di 458,4 mln (437,8 mln 1* trim 18). Le commissioni nette sono di 400,6 mln (407,3 mln 1* trim 2018), il risultato dell’attività di negoziazione e copertura si è attestato a 18,5 milioni (33,7 nel1* trim 2018). Il risultato della gestione assicurativa e’ di 5,5 mln. Il continuo controllo dei costi si è riflesso positivamente sugli oneri operativi, che sono scesi costantemente al livello più basso dall’acquisizione delle 3 Banche, attestandosi a 601,4 milioni rispetto ai 623,1 del 1* trim 2018 e ai 636,2 nel 2* trim 2017. Il calo è stato rispettivamente del 3,5% trimestre/trimestre e del 5,5% anno su anno. Nel secondo trimestre dell’anno sono state iscritte rettifiche di valore nette per deterioramento crediti verso la clientela per 140,5 milioni di euro, configurando un costo del rischio annualizzato9 di 61 punti base (117,7 milioni nel 1* trim 2018, con un costo del rischio di 51 pb, e 147,8 nel 2* trim 2017, quest’ultimo non confrontabile con gli altri periodi in quanto contabilizzato in base allo IAS39 che includeva nella voce riversamento del badwill). La copertura dei crediti in bonis del Gruppo risulta elevata e pari allo 0,65%.

Intervista con Victor Massiah, CEO UBI Banca

 

Al 30 giugno 2018, i crediti netti verso la clientela10 si attestano complessivamente a 91,3 miliardi, rispetto ai 91,6 del 31 marzo 2018. I crediti netti in bonis si attestano a 84,2 mld (83,5 mln 1/1/2018), i crediti deteriorati passano a 7,14 mld dai 7,38 mld del 31 marzo. Lo stock di crediti deteriorati totali diminuisce in termini lordi di oltre 370 milioni a 12.008 milioni dai 12.379 del 31 marzo 2018 (e di 405 milioni rispetto ai 12.414 milioni all’1 gennaio 2018). L’incidenza dei crediti deteriorati lordi sul totale dei crediti lordi passa al 12,41% dal 12,74% del 31 marzo 2018 (era il 12,85% all’1 gennaio 2018). La contrazione degli stock di crediti deteriorati in termini netti è stata di circa 241 milioni a 7.143 milioni dai 7.384 del 31 marzo 2018 (e di circa 305 milioni dai 7.448 milioni all’1 gennaio scorso). L’incidenza dei crediti deteriorati netti sul totale dei crediti netti passa al 7,82% dall’8,06% del 31 marzo 2018 (era l’8,19% all’1 gennaio scorso). La copertura totale dei crediti deteriorati è salita, includendo gli stralci, al 50,53% (era il 49,83% al 31 marzo 2018 e il 49,54% all’1 gennaio 2018) mentre risulta, escludendo gli stralci, al 40,52% (era il 40,35% al 31 marzo 2018 e il 40% all’1 gennaio 2018). In particolare, le sofferenze sono ulteriormente scese a 7.193 milioni in termini lordi, e a 3.473 milioni in termini netti (erano 7.340 e 3.519 all’1 gennaio 2018), con una copertura inclusi gli stralci del 63,90% ed esclusi gli stralci del 51,71%. I nuovi flussi lordi di crediti da bonis a deteriorati hanno configurato nel secondo trimestre dell’anno un default rate annualizzato pari all’1,48%, in ulteriore riduzione rispetto all’1,85% registrato nel primo trimestre dell’anno. Sul semestre, il default rate annualizzato si attesta all’1,67%. Nonostante la contrazione degli stock di crediti deteriorati, il Texas ratio12 sale al 101,4% per effetto della riduzione, al denominatore, del patrimonio netto, impattato dalla negatività della riserva di valutazione dei titoli in portafoglio a seguito dell’allargamento degli spread. La prima cessione di sofferenze mediante cartolarizzazione annunciata l’1 agosto è attesa ridurre questa percentuale di circa 10 punti percentuali.

La raccolta diretta e’ di 95 mld (94,2 md a marzo), quella indiretta e’ di 98,5 mld (96,5 mld a gennaio). L’esposizione del gruppo verso la Bce a titolo di Tltro2 e’ di 12,5 mld. Il Cet1 e’ all’11,78% phased in e all’11,42% fully loaded. Alla fine del primo semestre dell’anno, il Total Capital Ratio del Gruppo ammonta al 14,13% phased in (era il 14,47% al 31 marzo 2018) e al 13,77% fully loaded (era il 14,13% al 31 marzo 2018). Infine, al 30 giugno 2018 il leverage ratio del Gruppo si attesta al 5,37% phased-in e al 5,19% fully loaded.

Secondo il management alle e attuali condizioni di mercato, la graduale crescita del margine di interesse è attesa proseguire anche nel secondo semestre 2018. Si conferma una gestione prudente del portafoglio titoli governativi italiani, orientata alla riduzione dell’esposizione.

Si prevede una sostanziale tenuta delle commissioni nette. Proseguirà l’attento governo dei costi. Nel 3 trimestre 2018 saranno verificate le compatibilità per la firma di un nuovo accordo sindacale volto a consentire ulteriori uscite in linea con le previsioni di Piano Industriale Si prevede di mantenere il trend di riduzione del costo del credito rispetto al 2017. Infine, in aggiunta alla cartolarizzazione – assistita da garanzia statale – di un portafoglio di sofferenze appena perfezionata, si prevede di realizzare una nuova operazione di cessione di sofferenze (senza cartolarizzazione) entro fine 2018/inizio 2019, che andrà nel senso di consentire il raggiungimento di un ratio di crediti deteriorati lordi inferiore al 10% in anticipo rispetto a quanto già comunicato. Entrambe le operazioni risultano coerenti con gli scenari di vendita ipotizzati in sede di Fta di Ifrs9.

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