Trimestrale Apple, primo calo degli utili in dieci anni

Rischia la poltrona Tim Cook. Cedola in aumento e cresce anche piano buy-back azioni proprie per 50 miliardi. Ma in sette mesi titolo a -40%

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Per la prima volta negli ultimi dieci anni, Apple ha chiuso una trimestrale (la seconda fiscale) con un utile netto in calo su base annua. I profitti si sono fermati a 9,55 miliardi di dollari, in calo del 18% sullo stesso trimestre dell’anno precedente e pari a un utile di 10,09 dollari per azione contro gli 11,6 di un anno prima. In crescita dell’11% il fatturato, pari a 43,6 miliardi, più dei 42,3 miliardi previsti dagli analisti. Ma il management ha annunciato un aumento della cedola a 3,05 dollari per azione, rispetto ai 2,65 dollari staccati lo scorso anno, per un ammontare complessivo previsto nell’anno di 11 miliardi di dividendi. Al contempo, Tim Cook ha reso noto l’aumento anche del piano di riacquisto delle azioni proprie, che passerà dai 10 miliardi previsti a 60 miliardi. E se sarà necessario, ha spiegato il ceo, si farà ricorso all’indebitamento, grazie all’ottima valutazione di cui la società gode da parte delle agenzie di rating, con Standard & Poor’s che assegna a Cupertino un giudizio di AA+ e Moody’s di Aa1, cioè appena un gradino inferiore alla tripla A, ossia la massima valutazione.
 

Previsione esercizio 2013 Apple 

In effetti, nel trimestre saranno accantonati altri 8 miliardi di dollari, portando il famoso “tesoretto” di Apple alla bellezza di 145 miliardi complessivi. Una cifra che farebbe invidia persino a uno stato sovrano e che è frutto di cedole non distribuite per ben 17 anni consecutivi. Lo scorso esercizio, infatti, la società si è decisa a distribuire parte degli utili per la prima volta dal 1995 e solo su pressione di alcuni azionisti, che avevano minacciato di passare alle azioni legali contro i manager.
In termini di vendite, Apple ha venduto tra gennaio e marzo di quest’anno 37,5 milioni di iPhone (+6,6%) e 19,5 milioni di iPad (+65%). Tuttavia, i margini lordi derivanti sono risultati in calo al 37,5% dal precedente 47,4%, sebbene si attestino ancora a livelli doppi di quelli di concorrenti diretti come Samsung, che ha un margine lordo del 18%.
E nemmeno nel trimestre presente dovrebbero registrarsi miglioramenti sotto il profilo del fatturato, che dovrebbe attestarsi tra 33,5 e 35,5 miliardi, con un margine di profitto compreso tra 12,06 e 13,14 miliardi circa. Inferiore, in ogni caso, a quanto si attenderebbero gli investitori.
E’, poi, sotto gli occhi di tutti la caduta del titolo a Wall Street. Se a settembre aveva sfondato la soglia dei 700 dollari e si prevedeva una capitalizzazione anche oltre i mille miliardi di dollari, a soli sette mesi di distanza abbiamo a che fare con un crollo del 40% e le azioni poco sopra i 400 dollari, dopo essere scese nelle scorse sedute anche al di sotto di tale soglia, bruciando qualcosa come 285 miliardi di dollari di capitalizzazione.
Il motivo di tanto nervosismo sui mercati è ricollegabile all’incertezza sulle prospettive di Cupertino. Se da una parte le vendite dei melafonini – prodotto di punta della società – sono senz’altro positive, dall’altra sembrano avere perso il vigore di cui hanno goduto fino alla fine dell’era Steve Jobs, incalzati dal successo straordinario dei concorrenti di Samsung con la linea Galaxy.
Più in generale, sia la tempistica del lancio dei nuovi modelli, sia la stessa filosofia aziendale sono apertamente messe in discussione dal mercato. Fin quanto si potrà spingere Apple a presentare ai consumatori prodotti di nicchia, costosi, quando i prezzi più alti della concorrenza non paiono del tutto giustificabili dal punto di vista delle funzionalità? Non si rischia di perdere quote di mercato in ampie aree del pianeta, in favore di prodotti più competitivi anche sul fronte dei prezzi?
I grossi interrogativi sul destino di Apple e il malcontento dei soci per la strategia di marketing e comunicazione di Cook potrebbe presto portare il direttore finanziario alle dimissioni, come pure era ventilato ieri, prima che fosse presentata la trimestrale.
In ogni caso, gli analisti ritengono che vi sia stata un’eccessiva drammatizzazione in borsa, dove oggi il titolo vale appena 8,5 volte i profitti. Un rapporto, spiegano, in linea con i titoli delle grosse società di hardware, ma quasi dimezzato rispetto ai valori vantati delle società software o legate al comparto Internet. E, in effetti, Apple non potrebbe essere considerata una società hardware, o almeno, non è riducibile a questo. Tanto che la stessa Cupertino punta a rilanciare la quota delle entrate prodotta dai servizi, che ancora rappresenta solo il 7% della torta complessiva. Forse, lo smalto sarà ritrovato per questa via e il titolo potrebbe beneficiarne nel medio termine.
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